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	<title>Il Tao delle Lingue - Holy Cult</title>
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	<description>Il portale Cult dell&#039;Arte, del Business e della Scienza</description>
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	<title>Il Tao delle Lingue - Holy Cult</title>
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		<title>A ciascuno la sua email  Consigli di global netiquette per una comunicazione efficace e anti-gaffe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Holy Eye]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tao delle Lingue]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[Come scrivono le email un tedesco, un cinese e un sudafricano?
Direte voi, ovvio come faccio io!
Avete ragione, in parte. E vi spiego perché.
Tra i neologismi creati in questo nuovo millennio c’è la parola “netiquette” che fonde la sempiterna “etichetta” con il net, la rete, l’universo in cui i rapporti umani di questa nuova era prolificano e si consolidano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Aurora Di Girolamo</p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://auroradigirolamo.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.auroradigirolamo.com</a></p>
<p>Come scrivono le email un tedesco, un cinese e un sudafricano?<br />
Direte voi, ovvio come faccio io!<br />
Avete ragione, in parte. E vi spiego perché.<br />
Tra i neologismi creati in questo nuovo millennio c’è la parola “netiquette” che fonde la sempiterna “etichetta” con il net, la rete, l’universo in cui i rapporti umani di questa nuova era prolificano e si consolidano.<br />
È pur vero che l’email, alias posta elettronica, nasce con l’intento di essere un mezzo di comunicazione standard, automatico e veloce. Ma ciò che non viene mai meno, in nessuna forma di comunicazione, è il background culturale degli interlocutori.<br />
<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-7753 aligncenter" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/a-ciascuno-la-sua-email-scaled.jpg" alt="" width="900" height="600" />Facciamo un giro fra i vari continenti e vediamo insieme come la pensano gli altri paesi del mondo riguardo a cosa fare e cosa evitare quando si scrive un’email.<br />
<strong>Europa </strong>I tedeschi scrivono email molto formali ma nello stesso tempo sintetiche e dirette. In Germania è molto importante far precedere, al nome del proprio interlocutore, l’appellativo <em>Frau </em>(Sig.ra) o <em>Herr</em> (Sig.).<br />
Gli scandinavi amano i messaggi brevi ma spesso scelgono un tono confidenziale, rilassato, <em>easy-going</em> come direbbero gli anglosassoni.<br />
Contrariamente ai nordici, che preferiscono messaggi brevi e privi di riferimenti personali, in Italia e nei paesi mediterranei le email sono più articolate e si usano spesso pronomi personali e aggettivi possessivi che danno un’indicazione più soggettiva dei contenuti espressi.<br />
Se l’e-mail è molto formale, gli italiani scelgono spesso di utilizzare la maiuscola di cortesia, quando ci si rivolge al destinatario: <em>Lei</em>, <em>Suo</em>, <em>Vostra </em>etc…<br />
La maiuscola di cortesia piace molto anche ai russi che tendono a distinguere il “lei” che si rivolge ad un destinatario generico dal “Lei” che è invece indirizzato ad una persona specifica. Una forma considerata dalla nuova generazione di russi un po' pomposa e da parrucconi.<br />
Dovete inviare un’email in Francia?<br />
Meglio utilizzare il francese, <em>merci</em>!<br />
<strong>Asia </strong>In Cina è importantissimo conoscere il nome e il cognome del destinatario, quest’ultimo inoltre va messo sempre prima del nome. Tuttavia, alcuni cinesi, quando si rivolgono ad un interlocutore straniero, decidono spesso di postporre il cognome o di attribuirsi un nome occidentale facilitando l’individuazione del cognome cinese. Nel dubbio, chiedete!<br />
Andiamo ora nel paese del Sol Levante, il paradiso dell’etichetta. I giapponesi infatti fanno uso di espressioni molto formali anche nelle email. Quando non sappiamo se il nostro destinatario nipponico è un uomo o una donna, si consiglia di utilizzare il suo cognome più l’appellativo finale unisex – <em>san</em>. In contesti formali, evitate di rivolgervi a loro solo per nome, può essere reputato eccessivamente informale e crea imbarazzo.<br />
Ricordatevi comunque che in tutta l’Asia, dal Vicino all’Estremo Oriente, il rifiuto netto viene sempre evitato.<br />
Mentre per gli occidentali l’essere chiari e diretti è sintomo di un approccio <em>business-oriented</em> efficace e trasparente, per gli orientali il “no” diretto è un segnale di aggressività comunicativa. Preferiscono fare un’affermazione con riserva, adducendo motivazioni che in realtà vanno verso una negazione, velata.<br />
Così è se vi piace.<br />
<strong>Africa </strong>Nel continente africano generalmente le persone leggono le email al cellulare, i computer non sono molto diffusi. Optate dunque per messaggi sintetici e diretti al punto. Inoltre, come per i popoli dell’America Latina, anche gli africani amano aggiungere riferimenti diretti alla propria vita personale. Per esempio, hanno appena conosciuto un businessman australiano ad una fiera a Nairobi?<br />
Scriveranno un’email professionale all’imprenditore ricordandogli come si sono conosciuti e chiedendogli come sta, se il viaggio di rientro nel suo paese è andato bene, etc…<br />
Insomma, nel loro approccio al business, <em>friendly </em>e <em>professional</em> sembrano andare a braccetto.<br />
<strong>America </strong>Con i nord americani potete tirare un sospiro di sollievo: non hanno regole precise per quanto riguarda le email. Comunicare si, ma quello che conta è farlo velocemente. Sono loro gli inventori del detto “il tempo è denaro”, no?<br />
Ovviamente utilizzate un inglese standard e scrivete in maniera concisa, evitate slang, espressioni poco chiare e periodi lunghi alla Marcel Proust.<br />
Non dimenticate infine il formato anglosassone delle date e dell’orario: negli Stati Uniti e in Canada le ore vanno indicate nell'ordine mese/giorno/anno, l’ora viene scritta utilizzando il formato ora/minuti più AM (<em>ante meridiem</em>) e PM (<em>post meridiem</em>). Per cui le 4:30 AM sono le 4:30 del mattino mentre le 4:30 PM sono le 16:30 del pomerggio.<br />
<strong>Oceania </strong>Oltre alle accortezze che si devono avere nei riguardi dei paesi anglofoni, con gli Australiani e i Neozelandesi vanno seguite le regole standard da rispettare un po' ovunque se non vogliamo sbagliare: inserire sempre un oggetto che dovrà essere la sintesi di tutta l’email, usare un linguaggio chiaro e conciso, scegliere formule di apertura e chiusura appropriate a seconda del contesto, controllare la punteggiatura e inviare allegati di piccole dimensioni.<br />
Ah evitate lo stampatello, DA L’IMPRESSIONE CHE VOI STIATE URLANDO E NON È PROPRIO UN BEL APPROCCIO!</p>
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		<title>La grande rivoluzione di Zhou Youguang, l&#039;inventore del pinyin.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Holy Eye]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tao delle Lingue]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[Perché il governo cinese vuole riformare la lingua?
La Repubblica Popolare Cinese negli anni 50 si trova di fronte all’ambizioso obiettivo di unificare un territorio vastissimo e abitato da una popolazione ricca di minoranze e parlante una moltitudine di idiomi e dialetti.
L’unica soluzione per consentire una diffusione omogenea e capillare del proprio messaggio politico è quella di standardizzare la lingua dello stato, uniformare le regole fonetiche e semplificare le forme morfologiche e sintattiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si deve a Zhou Youguang l’invenzione del 拼音pinyin, il primo alfabeto della lingua cinese che consente la traslitterazione dei suoni del mandarino utilizzando 26 lettere dell’alfabeto latino e quattro segni grafici posti sopra le vocali che indicano il valore tonale delle sillabe.</p>
<p>我会说汉语… non sapete il cinese e questi segni vi sembrano solo una serie di astrusi geroglifici?</p>
<p>Proviamo ad usare il pinyin:</p>
<p>我 （wǒ）会 （huì） 说 (shuō ) 汉语 （hàn yǔ）[Traduzione:“Io so parlare cinese”]</p>
<p>Ora conoscete la loro pronuncia. Decisamente meglio no?<br />
Ma raccontiamo ora la storia di quest’uomo straordinario che ha vissuto in prima persona più di un secolo di storia cinese, dalla fine dell’impero con l’abdicazione dell’ultimo imperatore Puyi nel 1911, passando per Mao Zedong, Deng Xiaoping fino a Xi Jinping, nominato Presidente della Repubblica Popolare Cinese nel 2013.<br />
Zhou Youguang (周有光 pinyin: Zhōu Yǒuguāng) nasce a Changzhou, nel Jiangsu, il 13 gennaio 1905, sotto il segno del Drago. Dopo gli studi di economia a Shanghai diventa uno stimato banchiere e si trasferisce a New York dove lavora fino al 1949, anno in cui il  partito comunista guidato da Mao Zedong afferma il suo potere in Cina con la nascita della Repubblica Popolare Cinese.<br />
Zhou Youguang ritorna in patria come molti professionisti e intellettuali cinesi fanno in questo periodo, alla ricerca di nuove opportunità e cercando di dare, con la loro esperienza acquisita all’estero, un contributo alla neonata Repubblica Popolare.<br />
Zhou Youguang è un affermato economista e banchiere con una grande passione per la linguistica; è proprio grazie a questa passione che nel 1955, per volontà del governo, abbandona i privilegi e gli agi del suo lavoro per entrare a far parte di un team di circa 20 persone incaricate di riformare la lingua nazionale. Come accennato, le ricerche sulla lingua sono per lui solo un hobby tuttavia negli anni 50 in Cina non esiste ancora la professione del linguista o del filologo. Proprio in virtù della sua passione e dedizione, Zhou Youguang viene dunque selezionato per questo importante lavoro che all'inizio rifiuta proprio per la sua mancanza di preparazione. Sarà un suo amico a convincerlo.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7723" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/eepeng-cheong-PPmr3NDxhsM-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="900" height="600" /></p>
<p>Perché il governo cinese vuole riformare la lingua?<br />
La Repubblica Popolare Cinese negli anni 50 si trova di fronte all’ambizioso obiettivo di unificare un territorio vastissimo e abitato da una popolazione ricca di minoranze e parlante una moltitudine di idiomi e dialetti.<br />
L’unica soluzione per consentire una diffusione omogenea e capillare del proprio messaggio politico è quella di standardizzare la lingua dello stato, uniformare le regole fonetiche e semplificare le forme morfologiche e sintattiche.<br />
Il pinyin con il suo sistema di traslitterazione dei suoni mira proprio alla creazione di un sistema di pronuncia unico che possa altresì contribuire a risolvere il problema dell’analfabetismo, così drammaticamente diffuso nella Cina di quegli anni.<br />
Dopo un lungo ed estenuante lavoro durato tre anni, il team di Zhou Youguang proclama nel 1958 la nascita del pinyin ed è una rivoluzione epocale: in 60 anni dalla sua applicazione, il livello di analfabetismo scende dall’80% al 10%.<br />
Sopravvissuto alla Rivoluzione Culturale e critico nei confronti della politica autoritaria del suo paese (condanna pubblicamente i fatti di piazza Tiananmen del 1989 e subisce la censura), Zhou Youguang muore il 14 gennaio 2017 all’età di 112 anni lasciando un’eredità culturale immensa.<br />
È grazie a lui che lo studio del cinese mandarino si diffonde in tutta la Cina e poi nel mondo intero. Inoltre grazie al pinyin, la lingua cinese entra con successo nel mondo digitale, consentendo la facile digitazione dei caratteri su computer, tablet e smartphone.</p>
<p>谢谢周有光！xièxie Zhōu Yǒuguāng！－ Grazie Zhou Youguang!</p>
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		<title>Lo studio di una lingua straniera influenza positivamente il nostro cervello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Aug 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Holy Eye]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tao delle Lingue]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo sapevate che ogni volta che imparate nuove lingue i vostri neuroni impazziscono di gioia?
Numerosi studi hanno infatti dimostrato che l’apprendimento di una lingua aumenta le dimensioni e l’elasticità del cervello, rafforza le nostre capacità di comprensione, memoria e concentrazione e migliora le prestazioni e l’elaborazione dei dati da parte delle strutture neuronali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Aurora Di Girolamo</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.auroradigirolamo.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.auroradigirolamo.com</a></p>
<p>Lo sapevate che ogni volta che imparate nuove lingue i vostri neuroni impazziscono di gioia?<br />
Numerosi studi hanno infatti dimostrato che l’apprendimento di una lingua aumenta le dimensioni e l’elasticità del cervello, rafforza le nostre capacità di comprensione, memoria e concentrazione e migliora le prestazioni e l’elaborazione dei dati da parte delle strutture neuronali.<br />
In particolar modo, sono due le aree del cervello maggiormente coinvolte nel processo di apprendimento linguistico: l’area di Broca (detta anche area del linguaggio articolato) e l’area di Wernicke (o area percettiva del linguaggio).<br />
L’area di Broca prende il suo nome dal neurochirurgo francese Paul Broca il quale nel 1861 visitò un uomo con un grave danno cerebrale detto anche paziente Tan perché quest’ultimo, incapace di produrre frasi compiute, riusciva a pronunciare solamente la sillaba “tan”. A seguito del decesso del paziente, Paul Broca rilevò una gravissima lesione a livello della corteccia frontale inferiore sinistra, che l’ha indotto a considerare quest’area del cervello come la zona attiva nella produzione del linguaggio. Studi successivi hanno individuato fra le funzioni principali di quest’area le capacità di memorizzare una nuova lingua e di discernere con facilità le lingue apprese.<br />
Collegata all’area di Broca da un fascio di fibre nervose arcuato, l’area di Wernicke fu invece scoperta qualche anno dopo dal neurologo tedesco Carl Wernicke. Situata anch’essa nell’emisfero sinistro, più precisamente nella parte posteriore del lobo temporale, questa zona è coinvolta nella comprensione del linguaggio e del senso delle parole. In caso di lesioni in quest’area, la persona conserva la capacità di parlare ma i discorsi diventano incoerenti e del tutto privi di un senso logico.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7704" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/robina-weermeijer-so1L3jsdD3Y-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="900" height="506" />Nello studio di una nuova lingua dunque le due aree lavorano in maniera coerente e sinergica e più impariamo nuove lingue più aiutiamo queste zone del cervello a conservare e a rafforzare la loro funzionalità.</p>
<p>Qualche anno fa i ricercatori della Higher School of Economics in collaborazione con l’Università di Helsinki hanno sottoposto ventidue studenti under 24 alla misurazione dell’attività elettrica del loro cervello a contatto con le lingue straniere.  Per mezzo di elettrodi posizionati in testa, gli studenti sono stati sottoposti all’ascolto di alcune parole della loro lingua e di altre lingue straniere. Indipendentemente dalla conoscenza o meno delle parole ascoltate, sono state rilevate, per mezzo degli elettrodi posizionati in testa ai soggetti, significative modificazioni dell’attività cerebrale, in particolar modo si sono individuate rapide modificazioni delle funzionalità del cervello nell’acquisizione ed elaborazione dei dati durante l’ascolto delle parole sconosciute.<br />
La ricerca e la tecnologia ci hanno permesso inoltre di individuare anche quali sono le aree coinvolte durante uno specifico task didattico.<br />
Per esempio, i parlanti nativi della lingua cinese che apprendono l’italiano non riescono a cogliere facilmente la differenza fra i suoni “r” e “l”. Mentre in italiano “r” e “l” sono due suoni distinti, in cinese essi rappresentano una singola unità, un fonema.<br />
Una risonanza magnetica effettuata a livello cerebrale mostra come, nell’ascoltare parole italiane contenenti entrambi i suoni, nel cervello di un cinese sarà attivata solamente una regione del cervello, mentre nei parlanti italiani, verranno coinvolte due aree, uno per ogni singolo suono.<br />
Per questo motivo, un parlante nativo cinese desideroso di apprendere l’italiano dovrà, con lo studio e l’esperienza, riadattare e sviluppare ulteriormente le sue capacità celebrali per poter cogliere la differenza dei suoni “r” e “l”.<br />
È ormai scientificamente provato che chi parla più di una lingua fluentemente ha maggiori capacità di memoria, è più creativo e più mentalmente flessibile rispetto ad un monolingue. È stato inoltre rilevato come l’Alzheimer venga diagnosticato meno precocemente nei bilingui, dimostrando che imparare una seconda lingua, a prescindere dall’età, può aiutarci a mantenere il nostro cervello allenato e in perfetta salute.</p>
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		<title>Torre di Babele made in China  Le lingue e la politica linguistica in Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2018 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Holy Eye]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tao delle Lingue]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[A partire dagli anni 50, Mao Zedong 毛泽东 approvò una progressiva semplificazione linguistica e l’introduzione di un sistema di latinizzazione ( il pinyin 拼音) che avrebbero facilitato l’alfabetizzazione e favorito una gestione più strutturata dell’educazione della formazione scolastica. La scelta di Mao portò alla pubblicazione di una lista di caratteri “semplificati” utilizzati in contesti ufficiali ed ora ampiamente diffusa, eccetto a Taiwan dove permane l’uso di caratteri “tradizionali”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con una popolazione di circa 1.390.000.000 persone e la presenza sul territorio cinese di un centinaio di minoranze etniche di cui 56 riconosciute ufficialmente da Pechino, la politica in materia di gestione, diffusione e uniformità linguistica assume in Cina sfumature e divergenze assai complesse.</p>
<p>La lingua ufficiale è il putonghua 普通话, la lingua cinese con la base lessicale e grammaticale del mandarino e la pronuncia del dialetto pechinese. Il putonghua è riconosciuto come l’idioma appartenente agli han 汉, l’etnia maggioritaria di cui fa parte circa il 90% della popolazione. Tra gli han tuttavia vengono parlate numerosissime varianti regionali a sua volta formate da altrettanti numerosi sub-dialetti. La restante popolazione non Han parla invece circa 300 lingue diverse dal mandarino!</p>
<p>A partire dagli anni 50, Mao Zedong 毛泽东 approvò una progressiva semplificazione linguistica e l’introduzione di un sistema di latinizzazione ( il pinyin 拼音) che avrebbero facilitato l’alfabetizzazione e favorito una gestione più strutturata dell’educazione della formazione scolastica. La scelta di Mao portò alla pubblicazione di una lista di caratteri “semplificati” utilizzati in contesti ufficiali ed ora ampiamente diffusa, eccetto a Taiwan dove permane l’uso di caratteri “tradizionali”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7583 aligncenter" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/hanson-lu-423362-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="6000" height="4000" /></p>
<p>Bisogna sottolineare che nel corso della storia cinese, dalla formazione dell’Impero sino alla nascita della Cina comunista, furono fatti numerosissimi tentativi di riduzione e semplificazione del sistema di scrittura, ciò dimostra come in Cina la questione linguistica sia sempre stata al centro delle attenzioni del potere politico e del governo, così come accadde in Russia.</p>
<p>Sempre negli anni 50 la RPC (Repubblica Popolare Cinese) riconobbe ufficialmente 56 minoranze etniche e catalogò circa 60 lingue parlate da etnie non han (attualmente la rivista specializzata Ethnologue ne elenca 299). Questo riconoscimento ovviamente aveva il chiaro intento politico di favorire una più rapida e capillare diffusione delle idee e dei programmi politici del governo usando la lingua parlata dalla popolazione, in un territorio enormemente vasto e demograficamente molto variegato come quello cinese.</p>
<p>Tutt’oggi la Cina adotta questa duplice e se vogliamo chiamarla “contrastante” politica linguistica che mira da un lato alla diffusione del putongua come strumento di armonia e unione politica, dall’altro al riconoscimento di alcune minoranze linguistiche come mezzo per una fruizione più istantanea delle linee politiche del governo centrale.</p>
<p>Tra i casi più emblematici ricordiamo quello tibetano. Il Tibet ha 3 dialetti distinti e un unico sistema di scrittura. Nonostante il governo cinese abbia imposto il tibetano come lingua dell’educazione, in moltissime scuole si registra la presenza di docenti non-tibetani. Il tibetano non viene utilizzato negli uffici governativi, il governo cinese non attua efficaci misure di implementazione e di diffusione della lingua locale, non vengono stanziati fondi necessari ad un’istruzione multilingue a ad una sistematizzazione del gap esistente fra i tre dialetti tibetani.  Questa situazione ha generato una stagnazione nel processo di alfabetizzazione e un diffusa percezione di minaccia della propria identità linguistica e culturale che ha provocato numerosi scontri fra il Tibet e la RPC.</p>
<p>Un altro caso importante è quello uiguro. Gli uiguri sono una minoranza etnica turcofona che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione dello Xinjiang. Nel 1959 si decise di sostituire il sistema di scrittura arabo-persiano della lingua uigura con l’alfabeto latino per avvicinare le persone alla comprensione del pinyin e ad una successiva assimilazione del putonghua. Anche in questo caso la chiara percezione che il riconoscimento riservato alle minoranze etniche fosse solo formale ha avuto non poche drammatiche conseguenze.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-7582" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/joseph-chan-307373-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="6000" height="4000" /></p>
<p>Una situazione simile a quella uigura si è ripetuta in Mongolia. Anche qui il governo di Pechino, ha tentato e sta tuttora tentando di sostituire l’alfabeto cirillico della lingua mongola con un sistema che fa uso dell’alfabeto latino, in modo da favorire l’introduzione del pinyin.</p>
<p>La drammatica questione linguistica delle minoranze etniche cinesi ha portato con sé un’ulteriore problematica: il difficile inserimento della lingua inglese nel sistema formativo. Nei territori popolati dalle minoranze, gli studenti sono costretti ad avere a che fare con tutte le problematiche di un’educazione trilingue, dovendo prima imparare il putonghua e poi l’inglese.Si registra una scarsa presenza di docenti di lingua inglese, spesso dotati anche di un mediocre livello di formazione. Inoltre, la costante e primaria attenzione riservata all’apprendimento della lingua cinese genera una mancanza di motivazione da parte degli studenti e dei genitori degli studenti stessi allo studio dell’inglese. Questo porta ad una progressiva arretratezza del livello di istruzione linguistica presente in quelle aree e ad un difficilissimo progredire degli studenti verso un percorso accademico o universitario.</p>
<p>La diffusione del putonghua tuttavia non si limita solo alle minoranze ma si estende a tutte le regioni della Cina, anche a quelle dove si parla il cinese mandarino ma con varianti dialettali. Hong Kong da questo punto di vista rappresenta una grande particolarità: la sua sovranità fu sotto il Regno Unito fino al 1997 per poi passare alla Repubblica Popolare Cinese. Nonostante l’espansione sempre più radicale del putonghua, il cantonese resta ancora una lingua molto solida e continua ad essere parlato come prima lingua da circa ¾ della popolazione di Hong Kong. Il rigetto sociale del putonghua è dato soprattutto da una riluttanza di molti ad un assorbimento dell’autonomia politica di Hong Kong al governo centrale di Pechino.</p>
<p>Nel 2018 l’obiettivo della Cina rimane quello di rendere il putonghua una lingua globale e molti fattori vengono incontro a tale obiettivo: la standardizzazione linguistica su base digitale creata da Internet, l’apertura di Istituti Confucio in tutto il mondo e la diffusione del putonghua come materia di studio all’estero, l’introduzione sempre più strutturata di piani di insegnamento delle lingue straniere nel sistema educativo cinese, la migrazione dalle aree rurali interne a quelle urbane la quale indebolisce progressivamente l’uso di dialetti e di lingue diverse dal putonghua.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fare Business in Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come fece il mercante Marco Polo ad ottenere protezione dall’imperatore Kubilay Khan divenendo poi suo fedele consigliere e ambasciatore? Sappiamo che egli mostrò profondo rispetto e grande spirito di adattamento tanto da voler tramandare al mondo intero gli usi e costumi dei popoli che conobbe nelle sue missioni in Estremo Oriente. Mentre la figura di Polo è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7484 aligncenter" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_1001.jpg" alt="" width="900" height="675" />Come fece il mercante Marco Polo ad ottenere protezione dall’imperatore Kubilay Khan divenendo poi suo fedele consigliere e ambasciatore? Sappiamo che egli mostrò profondo rispetto e grande spirito di adattamento tanto da voler tramandare al mondo intero gli usi e costumi dei popoli che conobbe nelle sue missioni in Estremo Oriente. Mentre la figura di Polo è ancora contesa fra verità storica e leggenda, al giorno d’oggi ci sono tantissimi “Marco Polo” che arrivano in Cina per visitare il paese, studiare la lingua cinese o stabilirvi relazioni diplomatiche o commerciali. Nonostante il recente rallentamento dell’economia nazionale, la Cina rappresenta ancora uno dei paesi con il mercato più potente e “attraente” del mondo. Per questo motivo, rielaborando le esperienze vissute nei miei viaggi in Cina, ho deciso di parlarvi di ciò che è a mio parere necessario sapere prima di partire per un viaggio di lavoro nella Terra di Mezzo (<em>Zhongguo </em>中国 è il nome con cui i cinesi chiamano la Cina: <em>zhong</em>中 vuol dire “ mezzo” <em>guo</em> 国 terra, paese).</p>
<p><strong>La lingua </strong></p>
<p>Le aziende cinesi oggi hanno nel loro organico un numero sempre crescente di professionisti che parlano l’inglese, che hanno viaggiato in Europa e in America rapportandosi alla visione occidentale degli affari e della cultura. Questo aspetto non deve però allontanarvi dalla volontà di imparare il cinese.<br />
Infatti, oltre al fatto che non tutti in Cina sono in grado di operare in lingua inglese, conoscere il cinese vi consente di stabilire rapporti di maggiore apertura e fiducia: i cinesi, per natura orgogliosi del loro patrimonio linguistico e culturale, vedono di buon occhio una relazione commerciale con un partner straniero che sa comunicare nella loro lingua.<br />
Si rivela dunque fondamentale imparare il cinese e approfondire i linguaggi che vengono coinvolti in un rapporto di tipo commerciale. Per esempio, in Cina la corrispondenza (lettere o email) ha un registro molto formale con il ricorso frequente ad espressioni della lingua classica e all’utilizzo di formule di apertura e chiusura standard. L’esperienza e lo studio consentono di utilizzare le conoscenze basilari della lingua scritta e parlata per conoscere la terminologia relativa all’ambito professionale in cui si opera e il lessico e le strutture del linguaggio commerciale.<br />
Ecco perché è fondamentale che le aziende interessate al mercato cinese investano le loro risorse nell’inserimento di figure professionali esperte in lingua e cultura cinese che siano in grado di gestire i rapporti con i partner asiatici all’interno del proprio organigramma.</p>
<p><strong>Le relazioni interpersonali- <em>guanxi</em> </strong><strong>关系</strong></p>
<p>Le relazioni interpersonali [<em>guanxi</em> 关系] che vengono a stabilirsi fra le parti sono fondamentali per la buona riuscita di una trattativa d’affari. Mentre in Occidente il business è focalizzato sull’azienda, sulle sue attività e sui benefici concreti che gli accordi di collaborazione con i partner possono generare, in Cina tutto si basa sul rapporto di fiducia personale che deve instaurarsi fra i due rappresentanti dell’azienda. Le <em>guanxi</em> 关系sono dei network, delle reti di rapporti sociali che spesso i cinesi costruiscono sin dall’infanzia attraverso la scuola o la famiglia: avere una solida rete di conoscenze può favorire l’individuo in tutti gli aspetti della sua vita pubblica e privata, dal disbrigo di pratiche burocratiche all’ottenimento di permessi speciali o favori. Per questo, durante i vostri viaggi di lavoro in Cina, sarete invitati a pranzi, cene, visite turistiche, serate al karaoke o eventi culturali; non considerateli come qualcosa di superfluo! Coinvolgendovi in queste attività, la controparte cinese vuole conoscervi e capire quanto siete affidabili e se è possibile costruire un rapporto di collaborazione e di mutuo supporto con voi.</p>
<p><strong>La lettera di invito</strong><strong>－<em>yaoqinghan</em></strong><strong>邀请函</strong></p>
<p>Tra le aziende occidentali la lettera di invito [<em>yaoqinghan</em> 邀请函] viene spesso vista come qualcosa di obsoleto o eccessivamente formale: un meeting viene spesso accordato dopo uno scambio di telefonate o email. In Cina, invece, la lettera di invito costituisce un vero e proprio lasciapassare senza il quale il partner straniero non può ottenere il visto business. Le lettere di invito devono essere richieste all’azienda cinese con largo anticipo rispetto alla data di partenza e devono essere preparate singolarmente per ogni persona che richiede il visto. L’azienda che vi invita deve inserire i vostri dati, i motivi della visita, il tipo di rapporto lavorativo in essere tra le parti e quali delle due farà da garante per le spese. I modelli sono disponibili online sui siti dell’ufficio visti, dei consolati e delle ambasciate italiane e cinesi.</p>
<p><strong>Il bigliettino da visita</strong><strong>－ <em>ming pian</em></strong><strong>名片</strong></p>
<p>Prima di un meeting non dimenticate di preparare i vostri bigliettini da visita! In Cina i <em>mingpian</em> 名片 sono fondamentali e vengono utilizzati in tutte le occasioni pubbliche per avere maggiori informazioni sullo status e sulla posizione sociale del vostro interlocutore. Preparatene in grandi quantità in modo da poterli distribuire a tutti i partecipanti al meeting: finire i propri bigliettini da visita e non poterli consegnare a tutti è imbarazzante, potrebbe influire negativamente sull’immagine che i cinesi hanno di voi e quindi persino sulla trattativa commerciale in corso. Prima di ogni incontro è bene consegnare i bigliettini a tutti i presenti: si porge il proprio e si riceve quello dell’interlocutore con entrambe le mani. È maleducazione ricevere il bigliettino e metterlo subito da parte, bisogna leggerlo con attenzione e poi conservarlo. Il bigliettino da visita ha una struttura piuttosto standardizzata: il nome e il cognome della persona sono di solito in posizione centrale e ben in rilevanza seguito dalla posizione o dalle posizioni che la persona ricopre all’interno dell’organigramma aziendale. In alto troviamo il logo e la ragione sociale dell’azienda. In basso, infine vengono inseriti i vari recapiti (indirizzo, numero di telefono, fax, indirizzo email, contatti social, etc.) È buona consuetudine stampare il bigliettino su due facciate: una in inglese e l’altra in cinese, semplificato o tradizionale (quest’ultimo è consigliato se andate a Taiwan, Hong Kong o Macao).</p>
<p><strong>La puntualità </strong></p>
<p>I cinesi amano la puntualità e valutano il proprio interlocutore anche in base alla precisione nel presentarsi all’ora concordata per l’incontro. Non è raro constatare come spesso, in occasione di visite aziendali o meeting, i cinesi arrivino spesso con largo anticipo: essere in ritardo, anche di pochi minuti, è considerato un atto irrispettoso e di grande maleducazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A tavola</strong></p>
<p>Come abbiamo già detto, i cinesi amano invitare a pranzo o a cena i visitatori stranieri, per cui non rifiutate mai! Del resto la cucina cinese è deliziosa e così variegata che vale sempre la pena concedersi un buon pasto in compagnia. I ristoranti in genere sono molto caotici e rumorosi per cui le aziende che vi invitano di solito, optano per sale private in cui mangiare e discutere in tutta tranquillità. La persona più influente, il direttore o il CEO dell’azienda, siede vicino alla porta e in molti casi è colui o colei che concorda con gli addetti del ristorante la scelta dei piatti e le bevande da servire. Di solito sono i membri della famiglia, l’interprete (se presente) o altri rappresentanti dell’azienda con un grado gerarchico leggermente inferiore a sedere affianco alla persona più importante. Spesso le riunioni aziendali vedono la partecipazione di quadri politici o amicizie autorevoli (ritorniamo al discorso sulle <em>guanxi</em>) le quali siedono ovviamente vicino al dirigente. Le altre persone si dispongono dunque sui lati del tavolo in ordine gerarchico, dalle posizioni più importanti a quelle meno influenti. Non c’è mai un menu alla carta: di solito vengono concordate con il ristorante una serie di portate che vengono condivise fra i presenti. I cinesi tendono spesso ad ordinare molto cibo, anche più di quanto si possa mangiare, come segno di ospitalità verso gli invitati. Per evitare di essere subito sazi e di sembrare maleducati, è consigliabile gestire il proprio appetito, provando piccole porzioni di tutto. Provate ad usare le bacchette [<em>kuaizi</em> 筷子] tuttavia ricordatevi che è vietato giocarci o infilzarle nella ciotola del riso (quest’ultimo gesto ricorda i riti funebri ed è assolutamente da evitare). Qualora non riusciate, potete ricorrere al cucchiaio in ceramica o, in extremis, chiedere se hanno una forchetta (ricordatevi che non tutti i ristoranti in Cina ne sono provvisti!). I cinesi amano brindare con i loro ospiti per questo vi verseranno spesso alcolici durante i pasti. Tra questi la bevanda più diffusa è il <em>baijiu </em>白酒, letteralmente tradotto come “vino bianco” in realtà è un distillato simile alla grappa, con una gradazione alcolica particolarmente elevata. Il brindisi (<em>ganbei</em>干杯) è un’occasione per brindare alla buona riuscita di una trattativa o ad nuova amicizia e collaborazione tra le aziende.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7483 aligncenter" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_0964.jpg" alt="" width="900" height="675" /></strong></p>
<p><strong>Dire di “no” </strong></p>
<p>Avete sentito dire che i cinesi non dicono mai di no?! È vero e scopriamo perché. Il rifiuto netto è visto dai cinesi come una manifestazione emotiva particolarmente aggressiva: pensate che secondo la Medicina Tradizionale Cinese l’eccesso di emozioni, siano esse positive o negative, è una delle cause principali di malattie e disagi. Per questo motivo, tutt’oggi i cinesi sono riluttanti nell’esprimere direttamente i propri sentimenti, tendono piuttosto ad essere vaghi, a rimandare continuamente la discussione o raccontare bugie a fin di bene per non urtare la sensibilità del proprio interlocutore. Un “no” diretto  inoltre può avere ripercussioni negative sulla propria <em>mianzi </em>面子 (“faccia”) cioè sul proprio onore, sulla propria posizione, sul valore che la propria identità ha a livello sociale. <em>Diu mianz</em>i丢面子, “perdere la faccia”, è uno dei timori più grandi perché rischia persino di allontanare l’uomo dalla vita pubblica, facendogli perdere il suo prestigio. Non dire di “no” non è ipocrisia come potremmo pensare, è semplicemente uno dei tanti aspetti socioculturali che dobbiamo conoscere per stringere relazioni a lungo termine con i nostri amici o partner cinesi.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Ora che avete letto tutto ciò che c’è da sapere, preparate le valigie e…<em>yi lu ping an</em> 一路平安 (fate buon viaggio)!</p>
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		<title>Essere “una rana in fondo al pozzo” - Interpretazione e valore comunicativo dei Chengyu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Sep 2018 22:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il Tao delle Lingue]]></category>
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					<description><![CDATA[di Aurora Di Girolamo I chengyu 成语 sono particolari espressioni idiomatiche della lingua cinese che attingono tematicamente ad opere letterarie classiche, fatti storici, leggende e racconti popolari tramandati oralmente di generazione in generazione. Perché vi parlo dei chengyu? Perché in Cina essi rivestono un ruolo di straordinaria importanza a livello comunicativo, essendo tutt’oggi ampliamente utilizzati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a href="https://auroradigirolamo.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Aurora Di Girolamo</a></p>
<p>I <em>chengyu </em>成语 sono particolari espressioni idiomatiche della lingua cinese che attingono tematicamente ad opere letterarie classiche, fatti storici, leggende e racconti popolari tramandati oralmente di generazione in generazione.<br />
Perché vi parlo dei <em>chengyu</em>? Perché in Cina essi rivestono un ruolo di straordinaria importanza a livello comunicativo, essendo tutt’oggi ampliamente utilizzati sia nel linguaggio scritto che in quello parlato in quanto veicoli di saggezza, insegnamenti, ideali e ammonimenti delle generazioni passate.<br />
Nel corso della storia, i cinesi hanno sempre attribuito un valore inestimabile alla trasmissione del sapere: secondo il filosofo Confucio, così come ogni figlio aveva il dovere di ascoltare il proprio padre e far propri i suoi insegnamenti, così ogni cinese doveva studiare i classici e imparare dai saggi del passato per costruire una società fondata sulla virtù (<em>de</em> 德) e sull’armonia (<em>hexie</em> 和谐).<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7465" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/Chengyu-1.jpg" alt="" width="750" height="1000" />La stessa parola cinese che sta per “tradizione“, <em>chuantong </em>传统, dimostra esplicitamente l’importanza sociale del tramandare ai posteri. La parola <em>chuan</em> 传 significa “trasmettere”, “diffondere” mentre <em>tong</em> 统 vuol dire “governo” o “sistema” rimandando quindi ad un’idea di ordine, di regola, di struttura. Per questo la tradizione è per i cinesi una “trasmissione regolata da norme”, un dovere, un atto necessario per il bene comune.<br />
Non è un caso che la struttura dei <em>chengyu </em>lasci poco spazio alla creatività: generalmente costituiti da quattro ideogrammi<em>, </em>hanno un impianto “a blocco”, devono cioè essere scritti e ripetuti esattamente nella stessa successione e con gli stessi termini con il quale sono stati creati. Sono nati per essere memorizzati da tutti, attingono a chiare fonti che ne legittimano il valore socioculturale e usano spesso vocaboli di origini arcaiche.<br />
Ma quali sono i <em>chengyu</em> più utilizzati? È difficile fare una selezione; molti dizionari cinesi hanno raccolto dai 20 ai 25.000 <em>chengyu. </em>Ovviamente è impossibile conoscerli tutti!<br />
In questo articolo, ho scelto dunque i miei preferiti affiancando ad essi la spiegazione e la fonte d’origine.<br />
Partiamo dal <em>chengyu</em> del titolo: “una rana in fondo al pozzo “(<em>jing di zhi wa</em>井底之蛙). Questo <em>chengyu </em>è tratto da una storia raccontata dal maestro taoista <em>Zhuangzi</em> 庄子 vissuto nel IV sec. a.C., il cui nome indica anche l’opera letteraria a lui attribuita. La protagonista della storia è una rana la quale crede ingenuamente che il mondo sia come il pozzo in cui vive e da cui non è mai uscita. È una tartaruga d’acqua a raccontarle che il mondo fuori dal pozzo è molto più grande e più bello e la invita ad uscire fuori dal pozzo; tuttavia, nonostante i solleciti della tartaruga, la rana decide di rimanere chiusa in quel luogo scuro e angusto.  Quante “rane in fondo al pozzo” avete conosciuto nella vostra vita? Viene definita così una persona ignorante, con una mentalità ottusa, poco incline all’apertura.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7464" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/Chengyu-2.jpg" alt="" width="1000" height="824" />Dal meraviglioso capolavoro filosofico e letterario che è il Zhuangzi 庄子 provengono due <em>chengyu </em>molto diffusi nel linguaggio contemporaneo: <em>zhao san mu si </em>朝三暮四 “dire tre la mattina e quattro la sera” cioè cambiare continuamente opinione su qualcosa <em>e </em><em>ru xiang sui su </em>入乡随俗 “entrare in un villaggio e seguire i costumi locali”, un invito al viaggiatore ad adattarsi agli usi e costumi dei posti visitati.<br />
Un aspetto interessante dei <em>chengyu </em>è la presenza degli animali che hanno un ruolo chiave anche in tanti altri aspetti della cultura cinese (letteratura, mitologia, arte, oroscopo etc…).<br />
<em>Wang yang bu lao </em>亡羊补牢 "riparare l’ovile dopo che la pecora è scappata” è un <em>chengyu</em> il cui significato sta nel non continuare a trovare una soluzione ai propri errori in modo da evitare ulteriore problemi in futuro. Il chengyu è tratto dal <em>Zhanguo ce </em>战国策 "Strategie degli Stati Combattenti”, cronaca del periodo degli Stati Combattenti <em>Zhangguo</em> 战国 (403-256 a.C.).<br />
Un altro famoso <em>chengyu</em> è <em>san ren cheng hu </em>三人成虎 “tre uomini fanno una tigre” (scelto dalla sinologa italiana Nazarena Fazzari come titolo del suo bel libro sulla cultura e la lingua cinese). Nel <em>Zhangguo ce</em>, si racconta che l’ufficiale Pang Cong si recò presso la corte dello stato di Wei per chiedere al re se avesse creduto alla voce messa in giro da un popolano che una tigre avrebbe fatto irruzione durante il mercato cittadino della capitale dello stato. Il re rispose di no. Poi quando Pang Cong chiese se avesse creduto alla stessa notizia messa in circolazione da tre persone il re rispose che a quel punto la notizia sarebbe stata assolutamente vera. Nonostante l'impossibilità che una tigre viva possa aggirarsi tra la folla del mercato, Pang Cong constatò amaramente che una burla raccontata da tante persone purtroppo finisce per essere considerata vera, persino dall’autorità. Per cui si dice che “tre uomini fanno una tigre” quando si crede ad una diceria solo perché ripetuta da più persone. Nella cultura occidentale, lo scrittore francese Anatole France potrebbe aggiungere al chengyu suddetto una sua amara conseguenza "se un milione di persone crede ad una cosa idiota la cosa non cessa di essere idiota".<br />
Conoscere i <em>chengyu</em> per noi stranieri è come avere un accesso privilegiato nelle dinamiche socioculturali e comunicative su cui si costruisce l’identità “cinese”. Imparare il cinese è troppo difficile? C’è uno straordinario <em>chengyu</em> che ci insegna l’arte della perseveranza: <em>tie chu mo cheng </em>铁杵磨成 “sfregare una barra di ferro per farne un ago”. Esso è tratto da un episodio di vita del poeta  Li Bai 李白 (701-762 d.C.) il quale, durante la giovinezza, decise per pigrizia di abbandonare gli studi. Un giorno incontrò un’anziana donna con un’enorme barra di ferro in mano. Li Bai le chiese:” Nonna, cosa stai facendo?”. La signora rispose: “Sto sfregando questa barra per farne un ago da cucito”. Li Bai, stupito da tanta determinazione, prese inspirazione dalle parole di quella donna, tornò diligentemente a studiare e diventò uno dei più grandi poeti della letteratura cinese.</p>
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		<title>Cinese: una lingua unica al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ltorzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 22:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il Tao delle Lingue]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si studia il cinese è dunque importante capire che ci si trova di fronte ad una lingua dalle origini antichissime, la quale si è evoluta nel corso dei millenni pur mantenendo le sue unicità. I caratteri cinesi sono la più antica forma di scrittura in uso: è come se al giorno d’oggi venissero utilizzati ancora i geroglifici!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a href="https://auroradigirolamo.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Aurora Di Girolamo</a></p>
<p>Quando, durante l’università, mi chiesero perché fra tutte le lingue del mondo avessi deciso di studiare e di specializzarmi proprio nel cinese risposi: “Non saprei, forse perché è una lingua difficile e le difficoltà mi appassionano.”<br />
Ebbene si, studiare il cinese è una sfida. Lo sanno bene quelli che come è hanno scelto lo stesso percorso. Ma scopriamo cos’è la lingua cinese, come nasce e cosa la rende una lingua unica al mondo.<br />
<em>Wo shuo Hanyu</em> 我说汉语 “Io parlo cinese”. In Cina, la lingua cinese viene chiamata <em>Hanyu</em>汉语 cioè “lingua degli Han” perché parlata dal gruppo etnico predominante, gli Han appunto, che costituiscono circa il 90% della popolazione cinese e il 20% della popolazione mondiale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7467" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/Una-lingua-unica-al-mondo.jpg" alt="" width="1000" height="975" /></p>
<p>Il cinese tuttavia, nella sua definizione scientifica, non è tanto una lingua quanto una famiglia di lingue dette “siniche” o “sinitiche” parlate in larga misura dagli abitanti della Cina continentale. Ha alcuni elementi della famiglia linguistica Sino-Tibetana tra cui il fatto di essere una lingua isolante (cioè priva di variazioni morfologiche come coniugazioni verbali o desinenze) e principalmente monosillabica).<br />
È parlata da quasi un quinto dell’intera popolazione mondiale: direte voi, certo i cinesi sono un miliardo e 300 milioni di persone! Il cinese tuttavia è parlato anche al di fuori dei confini cinesi, per esempio nel Sud Est asiatico, in Europa, in Sud Africa e in America Settentrionale.<br />
Perché si sente spesso parlare di Cinese mandarino?<br />
Questa definizione è stata coniata dagli Europei nel 1500 per indicare la lingua usata dei funzionari dell’impero Ming (1368-1644), chiamati singolarmente <em>mandarim</em> (che deriva dal portoghese e significa "funzionario").<br />
Era una lingua franca, utilizzata a scopi prettamente amministrativi e per questo chiamata anche <em>guanhua </em>官话 “lingua dei funzionari”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7468" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/Una-lingua-unica-al-mondo-3.jpg" alt="" width="1000" height="669" /></p>
<p>In Cina, spesso vi sentirete chiedere se parlate il <em>putonghua</em>. Non preoccupatevi, non vi stanno insultando!<br />
Il <em>putonghua</em> 普通话, letteralmente “lingua comune (普通)” altro non è che cinese moderno standard il quale riprende il <em>guanhua</em>官话 e lo arricchisce di nuove parole e vocaboli originari dei dialetti del nord.<br />
La pronuncia standardizzata del cinese moderno è quella del dialetto di Pechino <em>beijinghua </em>北京话。<br />
Quando si studia il cinese è dunque importante capire che ci si trova di fronte ad una lingua dalle origini antichissime, la quale si è evoluta nel corso dei millenni pur mantenendo le sue unicità. I caratteri cinesi sono la più antica forma di scrittura in uso: è come se al giorno d’oggi venissero utilizzati ancora i geroglifici!<br />
Le prime tracce di lingua scritta si trovano nelle formule divinatorie presenti su ossa di animali e gusci di tartaruga di epoca Shang nel XVII-XI sec. a.C, un’epoca che coincide all’incirca con l’Età del Bronzo in Europa. Le parole usate in queste antiche iscrizioni erano essenzialmente monosillabiche (dotate di una sola sillaba), prive di desinenze e coniugazioni verbali, lo stile delle frasi arido e conciso perché la lingua era legata a funzioni strettamente pratiche.<br />
Fu tuttavia proprio la natura monosillabica della lingua cinese antica a sviluppare  un sistema di scrittura basato sulla corrispondenza una parola = un carattere (zi字).<br />
Ad esempio: casa＝<em>jia </em>家, luna= <em>yue </em>月, donna= <em>n</em><em>ü</em><em> </em>女. Il cinese è dunque una lingua morfografica: la sua scrittura non indica il suono delle parole ma rappresenta il morfema (la più piccola unità linguistica provvista di significato) attraverso un sistema di segni grafici.<br />
Data l’invariabilità della parola nonostante il contesto grammaticale (la lingua si definisce infatti di tipo “isolante”), non si sentì l’esigenza di una scrittura alfabetica o sillabica.<br />
Per questo motivo, non esiste altro metodo di apprendimento della scrittura cinese se non quello di memorizzare un numero molto consistente di segni. Infatti, mentre nelle lingue con un sistema alfabetico si apprendono le singole lettere e come queste vengono inserite e lette all’interno di una parola operando un’associazione fra segno grafico e significato, in cinese è necessario memorizzare autonomamente suono, segno grafico e significato. Compito arduo direte voi; ebbene si lo è.<br />
Pensate che a causa dell’enorme difficoltà di apprendimento della scrittura, nella prima metà del 1900 venne lanciata una proposta di adozione del sistema alfabetico, che sollevò non poche polemiche. Si arrivò infine ad un compromesso che portò all’inserimento di un sistema di scrittura cosiddetto “semplificato” chiamato <em>jiantizi </em>简体字, che consentì appunto a “semplificare”, riducendo il numero dei tratti,  caratteri prima complessi, i <em>fantizi </em>繁体字 “caratteri tradizionali”. Un esempio: la  parola tartaruga <em>gui </em>in caratteri tradizionali= 龜 in forma semplificata= 龟. Decisamente più semplice no?<br />
Ora apriamo un piccolo focus sulla pronuncia. Immagino vi sareste più volte chiesti “ma che suoni strani ha il cinese?!”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7466" src="https://www.holycult.com/wp-content/uploads/2020/01/Una-lingua-unica-al-mondo-2.jpg" alt="" width="1000" height="750" /></p>
<p>Per fortuna non tutti i mali vengono per nuocere. Uno strumento utile che viene in soccorso a chi decide di apprendere il cinese è il sistema pinyin 拼音 che significa letteralmente “combinare” ( pin拼) “suoni” (yin音)。Il pinyin aiuta, attraverso l’uso delle lettere dell’alfabeto latino, ad apprendere la corretta pronuncia della lingua. Tuttavia non sempre vi è una perfetta corrispondenza fra lettere e suoni: alcune lettere hanno variazioni di pronuncia a seconda dei suoni che le precedono o le seguono e che sono fondamentali da conoscere per un buon livello di comprensione e produzione orale.<br />
Ed ora viene il bello, si perché il cinese è una lingua “tonale” cioè dotata di toni chiamati <em>shengdiao</em> 声调. Il tono è l’altezza dell’emissione sonora nell’articolazione della vocale o del gruppo vocalico della sillaba. Il tono ha un’importanza fondamentale perché una stessa sillaba pronunciata con toni diversi, assume diversi significati. Ad esempio, la sillaba "wa", se pronunciata col primo tono,<em> wā</em>, significherà "rana" (蛙), se pronunciata col secondo tono, <em>wá</em>, indicherà la parola “bimbo” (娃), se pronunciata col terzo tono<em>, wǎ,</em> significherà “piastrella”  (瓦), se pronunciata col quarto tono, <em>wà</em> avrà il significato di "calze" (袜).<br />
I toni del cinese sono quattro più un tono “neutro” che non ha alcuna rappresentazione grafica. Ogni tono ha una diversa inclinazione sonora. Per cui, evitate le gaffe!<br />
Ad ogni modo, non preoccupatevi! Sarete disposti ad affrontare tutti questi “ostacoli” per amor del cinese, vi appassionerete alle opere confuciane e taoiste, alla poesie romantiche di epoca Tang (618-907 d.C), ai grandi romanzi classici di epoca Qing (1644-1911), ai capolavori della letteratura e del cinema contemporanei. Sarà un viaggio meraviglioso.</p>
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