Holy EYE

CERTIFIED

di Hanry Menphis


Primo album da solista per l’ex chitarrista di Marilyn Manson, Vertigo ci presenta 13 tracce strumentali, alternando i generi che hanno maggiormente influenzato la carriera di John 5. È evidente una predominanza industrial metal, specialmente in brani come Feisty Cadavers e Flatlines, Thin lines, tornando però anche indietro nel tempo con pezzi rock’n’roll, tra i quali Zugg Island Convinct, e bluegrass, come Sugar Foot Rag, 18969 Ventura Blvd e la cover Sweet Georgia Brown, solo per citarne alcuni. Con virtuosismi di banjo e mandolino, infatti, Mr. 5 ci dimostra di non disdegnare affatto il proprio passato da musicista country. Saltando in questo modo da un genere all’altro è impossibile restare indifferenti di fronte alla title track Vertigo, una ballata dark che sa di sofferenza, e a Dead Man’s Dream, un potente brano che mescola sonorità industrial e blues con un utilizzo di effetti che farebbe impallidire Steve Vai. Ci troviamo così di fronte ad un’opera che non oserei definire “per tutti”, sicuramente capace di entusiasmare gli appassionati delle sei corde, ma vittima di una frammentazione che non rende del tutto facile l’ascolto. Tuttavia si tratta di un album che di certo riesce a non annoiare e sento di rivolgermi anche ai tanti che, ascoltando un qualsiasi pezzo strumentale, dicono: “ma non canta mai?”.

di Marco Sigismondi


Black iceAustralia, fine anni '70, un ragazzo di origine scozzese in pantaloncini corti, giacca, camicia e zaino sulle spalle salta di tavolo in tavolo con la sua chitarra suonandola come un posseduto. Canada 2008, quello stesso ragazzo, insieme alla sua band registra il quindicesimo album della blues-rock band più potente di sempre. Difficile parlare di un album degli AC/DC, soprattutto quando sei consapevole che le prime note strimpellate su una chitarra fossero proprio quelle di una loro canzone, Hard as a rock. E ripensando a quel primo approccio col rock, eccoli gli AC/DC, ed ecco Black Ice, semplicemente “duro come una roccia”. Gli AC/DC non deludono, come al solito; suonano il loro fottuto rock and roll e vanno avanti. Ora non aspettatevi che vi citi qualche hits di questo album; è un disco lineare, da mettere nello stereo e mandare giù come un pugno in faccia. Bene, se conoscete gli AC/DC sapete cosa aspettarvi, se non non avete mai sentito nemmeno una loro canzone, beh, allora chiudete immediatamente questo giornale e correte a comprarvi un loro cd. Io rimarrò qui ad attendere che torniate per ringraziarmi. Naturalmente, ascoltando il mio Black Ice.

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