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Federazione Italiana Artisti

 

I VIAGGI DELL’ARTE

terzo anno

Dal 7 al 29 maggio 2011

 

4 SETTIMANE DI TEATRO, MUSICA E OGNI GENERE DI SPETTACOLO DAL VIVO

NEI COMUNI DEL LAZIO

 

Dopo il successo delle passate edizioni, torna dal 7 al 29 maggio, la rassegna I VIAGGI DELL’ARTE, che festeggia quest’anno la terza edizione. Un viaggio tra e nell’arte per raccontare storie, vivere il teatro, la musica, l’arte a tutto tondo, perché la cultura è vita ma è anche giacimento, ricordo, memoria collettiva e divertimento. Quattro fine settimana in quattro comuni del Lazio: Pontinia (7/8 maggio), Montalto di Castro (14/15 maggio), Ceccano (21/22 maggio), Monteflavio (28/29 maggio). Da mattina a sera, si alterneranno laboratori teatrali, animazione in piazza, spettacoli e concerti per tutti i gusti e per tutte le età.

 

La manifestazione è nata due anni fa da un’idea della Fed. It. Art. (Federazione Italiana Artisti) in collaborazione con l’ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio), con l’obiettivo non solo di fare spettacolo, ma soprattutto di riscoprire e valorizzare le risorse culturali, teatrali e musicali del territorio laziale.

 

Prima tappa, sabato 7 e domenica 8 maggio, a Pontinia, due giorni di spettacoli tra musica, teatro, animazione per i più piccoli, nella affascinate località in provincia di Latina, ubicata nel cuore dell'Agro pontino. In cartellone sabato 7 alle ore 21,00 al Teatro Fellini (p.za Indipendenza), Ugo Dighero; l’attore, che vive un momento di grande popolarità televisiva grazie ai record di ascolti di “Un medico in famiglia”, sarà il protagonista del “Mistero Buffo” di Dario Fo.

 

Sabato 14 e domenica 15 il viaggio prosegue nella suggestiva Montalto di Castro, in provincia di Viterbo; nella zona costiera della Maremma laziale, Montalto di Castro annovera tra le proprie bellezze la città etrusca di Vulci. Ancora teatro e tanta musica per questo week end che si arricchirà di un omaggio a Gabriella Ferri.

La manifestazione passa poi il 21 e 22 maggio a Ceccano in provincia di Frosinone, comune sede dei bellissimi: Palazzo Berardi, Palazzo Gizzi, Palazzo Sindici e Villa Antonelli.

Gran finale il 28 e 29 maggio a Monteflavio in provincia di Roma, a due passi dallo splendido Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili.

 

La manifestazione è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di Pontinia, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Montalto di Castro, l’Assessorato alla Cultura di Ceccano e l’Assessorato alla Cultura di Monteflavio.

Tutti gli spettacoli sono gratuiti e di facile accesso alle persone diversamente abili.

 

In collaborazione con

 

Ufficio stampa:

Maya Amenduni

mayaamenduni@gmail.com

3475828061

CALENDARIO DELLE INIZIATIVE

I VIAGGI DELL’ARTE

TERZO  ANNO

 

Pontinia  - Sabato 7 maggio

 

Scuola Elementare Don Milani

p.za della Chiesa ore 10.00-13.00

Eleusis Teatro

Presenta: L’ABC del Teatro - Laboratorio Teatrale

Scuola Media G. Verga, Via della Libertà ore 11.00

“Lezione Concerto”

di e con

Stefania Maroni

 

Scuola Elementare Don Milani

p.za della Chiesa ore 17.00

Compagnia  Mercuzio & Co

presenta

“Il Deserto, il Principe e la Rosa”

Spettacolo teatro ragazzi

Teatro Fellini

p.za Indipendenza ore 21,00

Ugo Dighero

in

“Mistero Buffo”

di Dario Fo

 

 

 

Pontinia  - Domenica 8 maggio

P.za Indipendenza dalle 10.00 alle 13.00

Le Coccinelle,

Akuna Matata,

Opera Prima,

presentano

Animando la Piazza

Animazione/teatro di strada/ Musica itinerante

Teatro Fellini

p.za Indipendenza ore 21.00

La favola dell’essere

in

“Calcedonio”

di M. Santanelli

Regia Carlo Fineschi

 

 

Montalto di Castro - Sabato  14 Maggio

 

 

Complesso Monumentale  San Sisto ore 10.00-13.00

Eleusis Teatro

presenta

L’ABC del Teatro

Laboratorio Teatrale

 

Complesso Monumentale  San Sisto ore 11.00

Teatro dell’Appeso

“La doppia storia del soldato”

di Amedeo Di Sora

Spettacolo teatro ragazzi

Complesso Monumentale  San Sisto ore 17,00

Teatro della Giostra

presenta

“Marcovaldo ovvero le stagioni in città”

da Italo Calvino

Spettacolo teatro ragazzi

Complesso Monumentale San Sisto ore 21,00

Istituto Studi dello Spettacolo,

Teatro Studio

presentano

“Er core de Roma” omaggio a Gabriella Ferri

con Cristina Cellini

Montalto di Castro - Domenica  15 Maggio

 

P.za G. Matteotti ore 10.00-13.00

Le Coccinelle,

Akuna Matata,

Opera Prima,

presentano

Animando la Piazza

Animazione/teatro di strada/ Musica itinerante

Complesso Monumentale  San Sisto ore 17,30

Accademia Internazionale dell'Opera

presenta

“Canzoni D’Italia”

Concerto lirico

 

 

Ceccano - Sabato 21 maggio

Scuola Elementare Mastrogiacomo, Via Giacomo Matteotti ore 10.00-13.00

Eleusis Teatro

presenta

L’ABC del Teatro

Laboratorio Teatrale

 

 

Scuola Media Statale di Ceccano Via Gaeta, 99  - ore 11.00

Toni Allotta

in

“LETTERE RUBATE”

da Pirandello, D’annunzio, Pasolini, Pessoa, ecc…

Spettacolo teatro ragazzi

Scuola Elementare Mastrogiacomo, Via Giacomo Matteotti ore 17,00

Teatro della Giostra

presenta

“Marcovaldo ovvero le stagioni in città”

da Italo Calvino

Spettacolo teatro ragazzi

Cinema Teatro Comunale Antares, Piazza Berardi ore 21.00

“Gli occhi di Piero”

di e con

Fabrizio Giannini

 

 

 

 

 

Ceccano – Domenica 22 maggio

Piazza Municipio 10.00-13.00

Le Coccinelle

Akuna Matata

Abraxa

presentano

Animando la Piazza

Animazione/teatro di strada/ Musica itinerante

Cinema Teatro Comunale Antares, Piazza Berardi ore 17.30

Noidellescaprediverse

in

“I MENECMI ALLA TERZA”

da i Menecmi di Plauto

Regia Samuele Boncompagni

 

 

 

Monteflavio – Sabato 28 Maggio

 

 

Scuola Elementare Guido Giacomelli,  via IV Novembre 3  - 10.00-13.00

Eleusis Teatro

presenta

L’ABC del Teatro

Laboratorio Teatrale

 

Scuola Media Guido Giacomelli, via IV Novembre 3 – ore 11.00

il Maestro Lucio Perotti

in

“Descriviti in musica”

Seminario Concerto

 

 

Scuola Media Guido Giacomelli, via IV Novembre 3 – ore 17,00

Compagnia

Mercuzio & Co

“Il Deserto, il Principe e la Rosa”

Spettacolo teatro ragazzi

p.za Vittorio Emanuele  III ore 21.00

Gruppo Teatro Essere

“Italia in Cantata”

Breve storia d’Italia attraverso la canzone

Monteflavio – Domenica 29 Maggio

 

p.za Vittorio Emanuele III – ore 10.00-13.00

Le Coccinelle,

Akuna Matata,

Abraxa,

presentano

Animando la Piazza

Animazione/teatro di strada/ Musica itinerante

 

 

 

p.za Vittorio Emanuele III - ore 21.00

TAMMURRIARÉ

in

“Concerto di musica popolare”

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Maya Amenduni
3475828061
mayaamenduni@gmail.com
mayaamenduni@virgilio.it

Nel 1925, un manifesto di artisti francesi che si firmavano “la révolution surréaliste”, indirizzato  ai direttori dei manicomi, così concludeva: “Domattina, all’ora della visita, quando senza alcun lessico tenterete di comunicare con questi uomini, possiate voi ricordare e riconoscere che nei loro confronti avete una sola superiorità: la forza”.

 

Incipit del discorso su “La distruzione dell’ospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione”, Franco Basaglia

A se stesso

Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo
T'acqueta omai. Dispera
L'ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera
E l'infinita vanità del tutto

Giacomo Leopardi, Ciclo di Aspasia

Coloro che vengono qui soltanto per ascoltare
una commedia gaia, licenziosa e rumore di scudi
cozzanti; coloro che vengono qui per vedere
un buffone multicolore resteranno delusi nella
loro aspettativa.

William Shakespeare, Prologo dell’Enrico VIII

ed Epigrafe del primo numero

dell’Zeitschrift für musik

Il futuro non è qui. Questa desolata Italia, teatro di mutui suicidi. L'omologazione è una cosa claustrofobica. Non lo senti l'affannoso soffocare della tua mente, lettore? È tutto uguale, tutto sistematicamente uguale. E noioso. E indifferente. Non la senti la tua tristezza, lettore, come lo sguardo di un povero vecchio che guarda in una sera malinconica una lampadina di Natale fuori periodo? Lettore, mi senti? Senti la rabbia con cui parlo e mi porto alle tue orecchie, con la pretesa di farti paura e di non lasciarti dormire la notte?

Ogni opera d'arte, ricorda, deve differire dalla precedente, cercare un'elevazione o tentare una via alternativa per far giungere il proprio messaggio. Mai l'arte deve riprodurre in serie un oggetto; si chiamerebbe industria. Ti piace l'industria? Operai incollati all'alienante routine, privi persino del coraggio di guardarsi l’un l’altro.

Così non può andare.

Quasi duecento anni or sono, Leopardi scrisse la poesia A se stesso denunciando “l’infinita vanità del tutto”. Eccomi, con l’identica sensazione, a osservare il panorama culturale italiano. A me, nonostante tutto, qualche battito d’amore è rimasto: è necessario creare un nuovo paradigma editoriale. Con volontà viscerale mi propongo quindi di donarvi una rivista; una sfida con me stesso che m'impone di non scodinzolare festante dietro i classici modelli editoriali del nostro vecchio, marcio, brutalizzato paese. Con incoscienza mi espongo a voi, mostrando un manufatto artigianale intriso di spiriti.

A Roma mi hanno chiamato “il pazzo editore”, attorno ad un tavolo ove i più grandi e ignobili editori bisbigliavano coi più grandi e venduti scrittori. Luca Torzolini con 4 euro in tasca, in attesa della sua poltrona in prima fila allo spettacolo di Fo, che avrebbe grondato lacrime per la grandezza, l'invidia e insieme l'istinto di emulazione provocatogli dal grande vecchio. Sapeva già che si sarebbe odiato in futuro, quando, rendendo pubbliche queste parole, avrebbe ucciso quell’emozione.

E allora chiamateci anche pazzi, ma noi avremo la forza, noi ce l'abbiamo la forza, di strapazzarvi come bambole vecchie e dimostrare che la pazzia è ancora una volta simbolo di superiorità.

Scriveremo una storia, scriveremo La Storia come voi non avete saputo fare. E mentre voi cercherete di sopravvivere, affannando e sbavando come iene attorno alle carcasse di poveri cristi caduti, noi saremo lì a guardare le stelle attraverso un antico cannocchiale e, senza accorgervene, mentre noi guarderemo il cielo e voi ci guarderete, avrete finalmente la netta sensazione di essere caduti proprio in basso.

Luca Torzolini

Lei sostiene che l’unica vera regola della satira sia “non avere regole”. Quali sono, invece, i limiti e le regole della satira da un punto di vista “di genere”?
Quando si fa del teatro satirico, bisogna prima di tutto partire da un fatto drammatico, anche se poi lo spettacolo diventa comico. La base del teatro, e in particolare della satira, è costituita dal dramma: la satira deve andare contro l’ipocrisia, la violenza, la cancellazione della giustizia, l’abolizione dei diritti dell’uomo e della donna. Si tratta di momenti tragici che poi si capovolgono nel gioco del grottesco: è a quel punto che subentra l’elemento provocatorio, il capovolgimento della logica; si prendono consuetudini e luoghi comuni, li si capovolge e li si fa diventare risibili.

Quindi possiamo dire, in sintesi, che la componente tragica sia imprescindibile per la satira e che il riso non debba essere fine a se stesso. Quali sono, a suo avviso, gli altri elementi fondamentali che devono costituire uno spettacolo satirico?
Un elemento importante è la capacità di togliere il pubblico dalla sua condizione di “guardone”: il pubblico non deve ritrovarsi, al buio, ad osservare come un guardone una scena alla quale non è stato invitato. Questa situazione è pericolosissima. Per evitarla, allora, si può ricorrere anche ad un coinvolgimento fisico del pubblico. Si tratta di utilizzare espedienti anche banali: se uno arriva in ritardo o starnuta in modo esagerato, se una donna ride in maniera particolare o si addormenta, coinvolgere il pubblico in questi fatti estranei alla scena diventa importantissimo e contribuisce a rompere la “quarta parete”.

L’attore deve quindi puntare sul coinvolgimento del pubblico anche al di là della scena: lei ci ha parlato di fatti esterni che possono nascere “oltre il canovaccio” e che poi vanno valorizzati da parte dell’attore, che deve improvvisare. L’attore, comunque, può anche dare il “La”, stimolare la nascita di questi “fatti esterni”, giusto?
Sì, l’attore può provocare certe situazioni. In questo i Comici dell’Arte erano bravissimi: fingevano che accadessero degli incidenti gravi, simulavano un incendio del teatro, un allagamento (ad esempio a Venezia), un’improvvisa lite…

C’è qualche particolare espediente, tra questi, che l’ha colpita particolarmente?
Potrei fare l’esempio di un numero famoso, del quale però non abbiamo che una specie di canovaccio, che è quello della vespa. In scena entra una vespa e comincia a mordere qualcuno e a dar fastidio agli attori che, per questo, non riescono più ad interpretare i propri personaggi: la presenza di questa vespa diventa così importante da capovolgere tutto lo spettacolo e da divenirne la chiave fondamentale. Dà anche il nome allo spettacolo, che si intitola, appunto, La vespa. Tutto ciò che accade, invece, passa in secondo piano: gli innamorati che si lasciano, i personaggi che stanno male, eccetera.

Questi espedienti richiamano molto quelli del teatro futurista, dove lo spettatore finiva per diventare l’attore.
Esattamente. Il senso era sempre quello di provocare lo spettatore affinché prendesse posizione e magari arrivasse ad insultare l’attore, a smentire dei fatti o a salire sul palcoscenico. Anche Pirandello, con Sei personaggi in cerca d’autore, parte da quella chiave, nonostante poi lo spettacolo diventi letterario e perda di efficacia. Un altro testo importante, russo, parla di un personaggio che inizialmente muore, ma che poi improvvisamente sale sul palco e dice: “Scusate, io non sono morto e tutto quello che avete raccontato di me è falso”. E allora lo spettacolo viene recitato nuovamente da capo, nella chiave di lettura che, tenendo conto del nuovo personaggio, corregge lo spettacolo visto fino a quel momento e lo svolge in maniera differente.

Possiamo affermare, dunque, che il coinvolgimento del pubblico sia una componente essenziale e imprescindibile dello spettacolo?
Il coinvolgimento è la chiave fondamentale del teatro: se un teatro non coinvolge, se non rompe la “quarta parete”, significa che non comunica; lo spettacolo, per essere efficace, deve attraversare quella parete che divide il pubblico dalla scena. Le maniere per arrivare a coinvolgere il pubblico sono multiple: una di queste è quella del “teatro di situazione”.

Rimanendo in tema di “satira”, a questo punto, vorrei chiederle come se la passa oggi con la censura.
Essenzialmente noi non abbiamo una censura diretta: le leggi che abbiamo non permettono al potere di censurare. Accade però che alcuni programmi siano cancellati, che siano promulgate delle leggi che non permettono di parlare di determinate questioni o che non venga dato spazio ad alcune trasmissioni: è ciò che è accaduto, ad esempio, ad Anno Zero. Si crea, inoltre, un’altra cosa molto grave: l’autocensura.

In conclusione, quale beneficio può apportare il teatro alla società, rispetto alla parola scritta? Il teatro, a livello sociale, dovrebbe affiancare la comunicazione giornalistica?
Molti cardinali, molti vescovi pensano che il teatro sia una cosa quasi “immonda”: pensano che la parola scritta debba rimanere parola scritta. Se noi ostacoliamo il teatro, però, quel poco che viene letto da chi legge non basta. Col teatro, anche coloro che non si interessano di politica possono venire a sapere cosa sta succedendo: il teatro viene a far parte del gioco della comunità; lo spettacolo riesce a coinvolgere molta gente, una società intera. È per questo che non bisogna proibirlo.

di Luca Torzolini


Far finta di essere saniIl signor Gaberskic (Giorgio Gaber) è stato uno straordinario attore di teatro, “il burattinaio di Pinocchio” secondo Dario Fò, e uno fra i più grandi cantautori della storia italiana. Unico nel suo genere, l’artista mescola nella produzione delle sue opere, l’abilità classica del cantautore e la performance teatrale, con intonazioni, timbri, ritmi e pause che si inseriscono nella canzone quasi a fargli prendere vita, come se non fosse solo voce e musica, ma anche gesti, espressione, azione.
Far finta di essere sani, uno degli album che segnano maggiormente la carriera dell’artista, racchiude lo spirito di polemica gaberiana contro l’uomo e la società moderna. Album risalente ai primi anni ’70, si rivela incredibilmente attuale, descrivendo l’essere umano perso in una crisi esistenziale, sintomo di una società insensibile e incoerente.
Pur non risalendo ad un concept, l’escursus presenta comunque un tema di fondo, una sorta di filo conduttore che lega la maggior parte dei brani. È un album che tratta, da vari punti di vista, la crisi dell'individuo moderno. Alienazione, stress, insoddisfazione e incapacità di percepire l’Io. L’uomo è costretto a indossare una maschera di perenne soddisfazione, a fingere sempre nei rapporti con gli altri, a coltivare interessi e svaghi sempre nuovi, in modo da riuscire a nascondere a sé stesso e al prossimo il senso opprimente della propria inutilità.

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