Holy EYE

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a cura di Giorgia Tribuiani

“Pietroburgo, la splendida capitale voluta da Pietro il Grande – scrive Fausto Malcovati – non è per Gogol' il gioiello architettonico da tutti celebrato: è una città irreale, desolata, spazio di sofferenza e di angoscia, strumento di tortura, disinganno e morte”.
Nei Racconti di Pietroburgo, Gogol' racconta le vite dei suoi personaggi alternando toni patetici e umoristici, rappresentando in modo ironico le vite umane per raggiungere un umorismo che, se sfiora Pirandello per i suoi toni tragicomici, allo stesso tempo pone l’accento sulla componente pedagogica: osservando i tipi presentati, il lettore impara a riconoscere i propri atteggiamenti e a modificarli. I Racconti di Pietroburgo narrano una popolazione malata perdonabile per via di una società altrettanto malata. I protagonisti, annichiliti da continui soprusi, giungono alla perdita della propria identità (Il naso), alla pazzia (Memorie di un pazzo) o alla morte (Il mantello, Il ritratto, La prospettiva).
“Le vite desolate degli abitanti della Pietroburgo gogoliana sono piegate dall’arroganza degli alti funzionari che schiacciano, umiliano, deridono”, commenta Malcovati. “Gogol', con i suoi racconti, alza un grido di dolore contro il disumano, impersonale, grigio, spietato apparato burocratico che dilaga a tutti i livelli della società russa”.

di Luca Torzolini


Il manuale. Esageriamo? Un manuale. Uno dei pochi.
Raymond Carver, scrittore minimalista per eccellenza, insegnante all'università di Syracuse fino al 1983, si propone come mentore per tutti gli aspiranti scrittori. Affiancando esperienze di vita a numerosi saggi e lezioni di scrittura creativa, viene alla luce un processo di insegnamento che batte tanto sulle regole quanto sulla volontà; suggerisce la motivazione stessa con cui un uomo deve "umilmente" avvicinarsi al mondo letterario.
Il successore americano di Hemingway racconta la sua vita, spezzata tra le ore dedicate alla scrittura nell'ufficio che John Gardner, suo mentore, gli aveva offerto per rifugiarsi e "le feroci responsabilità paterne" verso i figli avuti dalla prima moglie a soli 21 anni. Il testo eccelle per una chiarezza espositiva senza eguali. La stessa chiarezza ed esattezza necessaria per una comunicazione efficace. Lo scritto deve limitarsi a dire ciò che è strettamente necessario. Nulla di più, niente di meno. Carver scompone il processo di insegnamento come se avesse una dicotomia: parte spirituale e parte pragmatica. Dimostra la propria tesi con ragionamenti semplici che portano il lettore ad identificare elementi della realtà determinanti il processo di scrittura, definiti per l'appunto "influssi"; famoso l’aneddoto della lavanderia a gettoni, dove ha lucida visione dell’intera sua vita. La lettura di questo manuale sarà determinante nel vostro percorso da scrittori!

di Sara Ciambotti


Chiedi alla polvereChiedi alla polvere è un libro d’amore.
Un amplesso di emozioni e sensazioni che si scostano dalla naturale concezione dell’amore popolare. Ed attinge a quel repertorio di Thomas Mann e di Dovstojesky che odora di inettitudine e passione. Di paure e determinazioni. Di notti rinchiuse dentro un alberghetto ad arrovellarsi su come sbarcare il lunario, di notti trascorse a progettare la conquista della donna amata. Di sensi di colpa per una famiglia sfruttata fino all’osso e declassata a mera fonte finanziaria.
Chiedi alla polvere è un romanzo di formazione.
Racconta della vita di Arturo Baldini, un mediocre ed ambizioso scrittore che crede nella svolta professionale scrivendo per una rivista letteraria e che al contempo vive l’amore per una cameriera messicana, Camilla Lopez. A volte contraccambiato, a volte no, si dilania nella sofferenza. Nell’indecisione dell’osare e nelle occasioni perse.
Chiedi alla polvere ci trasporta in un universo in cui si alternano squallidi alberghi di periferia ed atmosfere notturne, oppressive ed alienanti. Pensieri contorti, infantili, snervanti che riga dopo riga fanno emergere il nostro io più interiore, e lo pervadono di malinconia e tristezza.
Su John Fante, Bukowski asserì: “Il narratore più maledetto d’America” e, “Il migliore scrittore che abbia mai letto”. Senza dubbio Chiedi alla Polvere è un libro che può o non può piacere. Ma sopra ogni altra cosa riassume le frustrazioni di un ventenne, in un amplesso mai esistito.

di Giorgia Tribuiani


FaustQuando il leggendario Faust, nel 1908, incontrò Fernando Pessoa, fu costretto a lasciare gli abiti del titano che lo avevano contraddistinto da centinaia di anni e a cedere, infine, all’inanità della vita, all’angoscia esistenziale. In un rapporto simile a quello Soares-Pessoa, il protagonista del famoso patto con il diavolo, simbolo della ricerca umana verso la conoscenza, divenne specchio dell’uomo del Novecento, atterrito dall’assoluta assenza di certezze e dall’incapacità di conoscere (“Ho bevuto il calice del pensiero/ fino alla fine; poi l’ho visto/ vuoto e ho provato orrore”).
Ma la rivisitazione faustiana di Pessoa va ben oltre il nichilismo di un secolo: si compone, intorno alla figura del protagonista, un mondo in cui il libero arbitrio non è che un’irraggiungibile chimera e dove l’uomo non può far altro che lasciarsi trasportare dagli eventi (“Tutti sono maglie di una rete/ che mentre si disfa/ credono di vivere e hanno sete/ di credere in se stessi”). Non è quindi solo la ragione a tramontare ma anche la volontà: tratto distintivo di Faust e dell’uomo, perde ogni significato di fronte all’impossibilità di scegliere.
Il dramma, incompiuto, si presenta diviso in quattro atti, ognuno dei quali rappresenta una differente sconfitta dell’uomo (incapace di capire la vita, di dirigerla, di adattarvisi e di reagire ad essa), più un ultimo atto che decreta la sconfitta definitiva dell’intelligenza umana. Ed è proprio in questo quinto atto che si completa il ribaltamento del mito faustiano, che viene decretata la morte della Conoscenza: “Se anche tu vedessi di fronte il Dio,/ se anche l’eterno ti desse la mano,/ non vedresti verità, non romperesti il velo,/ non avresti altro cammino che la solitudine”.

Premessa

Torino. Si svolge qui ogni anno la Fiera Internazionale del Libro. Tra il 14 e il 18 maggio 2009, editori, scrittori e lettori hanno intersecato le loro esistenze in una visione generale del panorama letterario contemporaneo. Nei vari padiglioni hanno presenziato scrittori famosi, personaggi politici, giornalisti e critici letterari. Si sono tenute conferenze sui temi affrontati nella letteratura politicamente impegnata e presentazioni di best seller e romanzi sperimentali. Re-volver ha deciso di intervistare professionisti del settore, così da fornire un’adeguata descrizione dei meccanismi vigenti in Italia che accompagnano un libro. Dalla creazione dell’opera fino all’uscita in libreria.

Dalia Oggero (Editor Einaudi)

In base a cosa sceglie un libro piuttosto che un altro? Quali sono i criteri di scelta?
Non esiste un criterio di scelta. Esiste il sentimento che ti lascia addosso un libro.
Leggete tutto quello che vi arriva?
No. Abbiamo dei lettori che scremano per noi i libri che arrivano. Quindi leggiamo solo le opere di chi ha superato la selezione iniziale.
Le agenzie hanno una via preferenziale rispetto al classico manoscritto mandato per posta?
Sì. Hanno una via preferenziale non per ragioni di amicizia o di legame di cordata, ma semplicemente perché i bravi agenti ci segnalano un libro o un autore in cui credono, esponendosi.
Quanto sono importanti il titolo e la copertina in un libro?
Moltissimo, ed è importante come si legano, l'interazione che si crea fra i due elementi. Anche la quarta di copertina, il risvolto e lo strillo.
Siete aperti nei confronti dei libri sperimentali? Come li valutate? Il mercato è chiuso nei confronti delle innovazioni?
Si, siamo aperti nei confronti dei libri sperimentali. Sperimentale però è un aggettivo pericoloso, ambiguo; vale la regola cui accennavo prima: ogni libro parla solo per sé.

Francesco Colombo (Editor Baldini Castoldi Dalai)

Le librerie italiane utilizzano ormai come unico veicolo commerciale il metodo del conto-vendita. Questo per il mercato è un bene o un male?
È un dato di fatto.
Il print-on-demand è per l'editoria una risorsa o la morte della politica qualitativa?
Il print-on-demand è un meccanismo che potrebbe funzionare per determinati tipi di libri, cioè quelli che finiranno scaricabili dai siti. Per ora non è valutabile, non è certamente la via del futuro.
A cosa è legato il successo di un autore? Alla sua notorietà già in altri campi? Alle qualità del libro? All'investimento mediatico di cui la casa editrice può disporre?
Tutte e tre sono importanti. Il passaparola è un meccanismo eccezionale: se parte è inarrestabile. La notorietà è evidentemente un dato molto forte. L'investimento di marketing è un aiuto alle vendite, ma può essere anche troppo oneroso in caso di flop.
Quanto sono importanti il titolo e la copertina in un libro?
Abbastanza. Perché l'offerta di volumi in libreria è altissima. Farsi notare quando si cerca di emergere è necessario. A forza di prenderlo in mano qualcuno lo compra. Può servire all'inizio, ma se il libro non piace non verrà consigliato in seguito.
Siete aperti nei confronti dei libri sperimentali? Come li valutate? Il mercato è chiuso nei confronti delle innovazioni?
Non ci sono preclusioni ai libri sperimentali. A volte qualcuno presenta dei libri etichettandoli così, ma alla fine sono solo bizzarrie. Gli scrittori non possono scrivere solo per se stessi e devono desiderare di essere letti. Se il libro non arriva alla gente c'è qualcosa che non va.

Marco Vicentini (Editore Meridiano Zero)

Come fa un autore a pubblicare i propri scritti?
È differente se si propone il manoscritto alla casa editrice grande o alla piccola. Per la grande è bene se viene presentato da agenti letterari o da persone note alla casa editrice. Per la piccola deve informarsi se la casa editrice riceve manoscritti e poi casomai inviarli. Una consiglio: non mandarlo a casaccio; è necessario scegliere a seconda della linea editoriale della casa editrice.
Quanto rimane in circolazione un libro dopo essere stato pubblicato?
In media un mese. Il libro può essere venduto al pubblico solo se viene mostrato di faccia sui banconi della libreria e all'incirca dopo un mese le librerie ricevono le novità da tutti gli editori che sostituiscono l'invio precedente. Quindi i libri del mese precedente vengono archiviati a scaffale. Ergo le vendite diventano inesistenti.
Sfatiamo il mito dello scrittore a tempo pieno. C'è qualche scrittore in Italia che vive della propria penna?
Lo 0% (0,01%) degli scrittori può campare dei propri libri.
Che differenza c'è tra una casa editrice grande e una piccola?
La casa editrice grande dà la priorità a tutte le istanze commerciali; la piccola cerca di equilibrare quelle commerciali e quelle culturali.

Tommaso Piccone (Editore Bietti)

Come funziona la distribuzione?
L'editore fornisce al distributore la scheda del libro che andrà a pubblicare. Con questa scheda il distributore va dal libraio e gli dice: “Guarda, tra i 30 titoli che questo mese ti propongo c'è anche il titolo che Pinco Pallino farà uscire con la collana saggistica”. Il libraio, considerando le possibilità di vendita, decide cosa acquistare e cosa no e quante copie della stessa opera. Questo per una mera questione di spazio e per la distanza temporale della resa, la quale presuppone dei costi. In conclusione si vende solo ciò che vende.
Quante copie vende un buon libro di una piccola-media casa editrice?
Dalle 800 alle 1200 copie. Sotto le 500 copie è un flop.

Francesco Pedicini (Direttore di produzione Fazi editore)

Come scegliete i titoli? È necessario passare attraverso la cernita di agenti letterari?
Bisogna passarci necessariamente. Solo nel caso d’inediti italiani si può bypassare l'agente (di solito gli emergenti non ne hanno uno).
Pubblicate anche a pagamento?
Assolutamente no. Riceviamo tra i 20 e i 30 manoscritti al giorno e vengono tutti letti e viene data una risposta, negativa o positiva che sia.
Quanto peso ha la distribuzione sul costo finale di un libro?
Intorno al 52%.
Su cosa si è buttata l'editoria negli ultimi anni?
I fenomeni degli ultimi anni sono i libri young adult, tipo Harry Potter o Twilight.
Pensate che gli e-book possano avere un futuro?
No. L’e-book non avrà un futuro poiché siamo ancora attaccati al bene materiale. Ci piace sfogliare il libro, tornare indietro alla pagina precedente.
Quanto contano titolo e copertina in un libro?
Il titolo 10%, la copertina 30%.

Grazia Rusticali (Editor Piemme)

In che modo promuovete i vostri libri?
Tramite l'ufficio stampa per le recensioni, le segnalazioni sulle presentazioni e tramite l'ufficio marketing con pubblicità svariate e web-marketing (siti, banner). E ovviamente con tutta quella che è la promozione sul punto vendita (espositori, cartelli, segnalibri). Adesso, per quanto riguarda il web, stiamo cercando di utilizzare i social-network (Es. Facebook) per capire come arrivare ai lettori tramite questi fenomeni nuovi.
C'è una collana particolare su cui puntate per la vendita?
Inizialmente c'è una prima pubblicazione dell'opera in quella che viene chiamata l'edizione trade; dopo un periodo passano in edizione economica. Da questo punto di vista esiste la collana dei Piemme best seller, in cui finiscono i titoli destinati a rimanere in catalogo.
Quanto sono importanti il titolo e la copertina in un libro?
Moltissimo. Fondamentali. Rappresentano il primo impatto con il lettore.
Siete aperti nei confronti dei libri sperimentali? Come li valutate? Il mercato è chiuso nei confronti delle innovazioni?
Ogni volta bisogna valutare in base alla nostra produzione e al nostro catalogo. Cerchiamo di provare qualche strada nuova.

Cristiano Armati (Editore Purple Press)

Come scegliete i titoli? È necessario passare attraverso la cernita di agenti letterari?
In alcuni casi lavoriamo con gli agenti letterari, semplicemente per quanto riguarda gli stranieri. Gli italiani tendiamo a trovarli noi.
Pubblicate anche a pagamento?
Assolutamente no. Siamo contrari, non è il nostro modo di fare editoria. Se pubblicare a pagamento significasse rinunciare alla qualità, finiremmo per danneggiarci da soli, in quanto la qualità è proprio ciò a cui bisogna mirare.
Su cosa si è buttata l'editoria negli ultimi anni?
Io credo che l'editoria abbia sempre cercato di concretizzare i desideri e le passioni presenti nell'immaginario collettivo. Proprio questo è ciò che bisogna continuare a fare: interpretare l'immaginario collettivo e dargli voce attraverso la carta stampata.
Pensate che gli e-book possano avere un futuro?
Penso di sì, ma non a discapito dell'oggetto cartaceo.
Quanto contano titolo e copertina in un libro?
Sono la cosa più importante. Al titolo e alla copertina si affida il compito fondamentale di sintetizzare e rappresentare il contenuto stesso del libro.

di Giorgia Tribuiani


La nausea“Ciascuno ha la sua piccola fissazione personale che gli impedisce di accorgersi che esiste; non ce n’è uno che non si creda indispensabile a qualcuno o a qualche cosa”, pensa Antonio Roquentin, osservando le persone che intorno a lui, nello stesso locale, mangiano e conversano amabilmente. Poi si rivolge all’autodidatta, che gli siede accanto, e ridendo dice: “Penso che siamo tutti qui a bere e a mangiare per conservare la nostra preziosa esistenza, e che non c’è niente, niente, nessuna ragione d’esistere”.
Si tratta de La nausea, di quella consapevolezza della gratuità dell’esistenza che avrebbe dato il titolo a Melancholia, la prima bozza di Sartre. Si tratta di quella nausea che non è uno stato mentale della persona, ma la persona stessa.  “La nausea sono io”, afferma il protagonista di questa storia che, a metà tra l’autobiografia, il romanzo e il saggio filosofico, racconta il disagio di un uomo di fronte alla consapevolezza che “l’essenziale è la contingenza (…) La contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità”.
Non c’è niente da spiegare (“dietro le cose non c’è nulla”!), da capire, da analizzare: si tratta di esistere, e di incontrarsi. Non c’è alcun motivo della nostra presenza nel mondo e, in fin dei conti, “deve essere per pigrizia, che il mondo si rassomiglia tutti i giorni”.
Sartre, a seguito di questo libro, fu considerato affetto da “depersonalizzazione”, una forma di dissociazione mentale (descritta sapientemente nel La nausea) causante il distacco dal mondo e la difficoltà di concepire se stesso come persona a se stante. Della stessa patologia mentale, secondo alcuni psicologi, avrebbero sofferto anche letterati come Lenz e Pessoa. Ma è corretto parlare di problema psichico? O si trattò al contrario di un diverso modo di approcciarsi al mondo, di rapportarsi alle cose?
“Niente è cambiato, e tuttavia tutto esiste in un’altra maniera”, scrisse Sartre. E al di là degli interrogativi che si potrebbero porre di fronte alle sensazioni di Antonio Roquentin, La nausea consacrò il suo autore come uno dei padri dell’esistenzialismo letterario.
Per il resto, se dovesse capitarvi mai di provare le stesse sensazioni del protagonista, leggete il romanzo e ascoltate qualche nota di sassofono. Vi aiuterà.

di Giacomo Ioannisci


La sottile linea scuraA volte capitano libri che vorresti ricominciare daccapo appena dopo averli finiti di leggere. La sottile linea scura di Joe R. Lansdale è uno di quei libri. Come ha scritto Niccolò Ammaniti: «Consiglierei ad un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale». E sì, perché lo scrittore texano ha la profondità narrativa di un veterano dei grandi temi esistenziali, ma che affronta da sempre con una sottile ironia, amalgamando il tutto con uno stile senza eguali, fatto di esperienze autobiografiche, b-movie, letteratura pulp, noir e fantascientifica. Il suo Texas è un vero e proprio stato mentale. Con La sottile linea scura si esce dai suoi soliti romanzi polizieschi e dalle assurde avventure della trilogia del drive-in per lasciar spazio ad una storia di crescita e formazione, molto più vicina a Stand by me di Stephen King.
Dewmont, Texas Orientale. Stanley Mitchell è un ragazzino di tredici anni che vive con la sua famiglia dietro il grande schermo del drive-in gestito dal padre. Nell’afosa estate del 1958 camminando nel bosco s’imbatte nei resti di una casa andata a fuoco e sotto un cumulo di terra scopre una cassetta contenente delle lettere di una ragazza morta qualche anno prima di cui non si è mai chiarito il mistero. Con il suo fedele cane Nub, la sorella Callie e il nuovo amico Buster, il proiezionista di colore che lavora al drive-in, cercherà di far luce sulla vicenda, scoperchiando verità troppo grandi per la sua stessa età, varcando quella “sottile linea scura che separa i misteri delle tenebre dalla realtà”.

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