Holy EYE

CERTIFIED

di Luca Torzolini


Intervista a Gianluca LiguoriCosa ti ha spinto a fare lo scrittore?
È lo scrivere che ti sceglie. Scrivere è un dovere, non una cosa che decidi. Lo fai e basta. Tutto il resto non conta. A dire il vero non so quanto sia stata colpa di mia nonna. Ricordo che da bambino mi ripeteva spesso che gli unici soldi ben spesi, esclusi quelli per il cibo, erano quelli per i libri. Poi è stata tutta una concatenazione di eventi. Durante la depressione adolescenziale spendevo tante ore a leggere, quindi cominciavo a riversare le mie pene su carta. I miei compiti di italiano, al liceo, giravano tra tutti i professori,  mi dicevano che avevo talento, cosa che sapevo già. Mi sarebbe piaciuto scoprire qualcosa di nuovo, ma niente.

Anche se alla gente non importa nulla degli scrittori emergenti, tu sei determinato abbastanza a farti trovare almeno una volta a settimana in qualche locale in giro per l´Italia a leggere i tuoi libri. Cosa ti spinge a non mollare?
La disperazione, un ego contraddittorio e la speranza di vendere qualche libro in più; la fortuna di autori come Kerouac, Burroughs, Bukowski, questa gente disperata che mi ha influenzato quando non ero ancora ventenne. Nasce anche dalla loro presenza sul territorio: li trovavi spesso e volentieri in qualche bettola a leggere le loro cose, lontani dai cliché solipsistici in cui troppo spesso si vuole relegare lo scrittore. Inoltre non dimentichiamo che la poesia nell'antica Grecia è nata proprio sotto forma di tradizione orale, quindi niente di più naturale.

Ho saputo che ti sei licenziato da qualche mese e stai facendo lo scrittore a tempo pieno. È difficile sopravvivere con i tempi che corrono?
Purtroppo la pacchia è finita. Mi sono preso un periodo di pausa per mettermi al pari con un po' di lavori arretrati, ma le poche risorse sono terminate e sono ritornato a sgobbare. Faccio un lavoro pessimo. Se qualcuno avesse di meglio da offrirmi, magari scrivetemi una mail, l'indirizzo lo trovate sul sito della mia casa editrice, Tespi.

Intervista a Gianluca Liguori 2Il primo libro si intitola Dio è distratto, il secondo Credo in un solo io e hai una raccolta di racconti molto belli e particolari ancora inediti dal titolo D´io. Spiegaci il perché di questi continui riferimenti al presunto creatore.
Non so se ci sia qualche ragione psicanalitica di fondo. Si tratta di bei titoli, tutto qui.

Oltre che individualmente, porti avanti il tuo impegno letterario anche insieme ad altri scrittori, basti pensare al doppio reading con Angelo Zabaglio o agli eventi letterari con Scrittori precari... Raccontaci cos'è esattamente e perché è nato il collettivo Scrittori Precari.
In questi ultimi mesi, insieme ad Andrea Coffami, Simone Ghelli, Luca Piccolino ed Angelo Zabaglio, abbiamo formato il collettivo Scrittori precari. Esso nasce come rivendicazione della centralità della scrittura e della sua condivisione attraverso la lettura pubblica, intesa anche come forma d'impegno civile in risposta al ritornello della crisi che ci propinano giornali e televisioni. Potete seguire tutte le nostre attività su www.comic-soon.com/blog/precari/.

Dio è distratto parla di amore, di amicizia, di scrittura, di incontri e bevute. Come è nato questo libro? Quali sono i tuoi scrittori di riferimento?
Questo libro nasce sotto l'influenza di Bukowski, Kerouac, Miller, insomma i grandi americani del Novecento, senza dimenticare John Fante. A questo proposito colgo l'occasione per annunciare l'uscita - verso i primi di maggio - dell'antologia di Tespi, E il cagnolino rise. Si tratta di una bella squadra di giovani scrittori che si cimentano nella stesura del racconto, probabilmente mai stato scritto, di cui è autore l'Arturo Bandini di Chiedi alla polvere, capolavoro fantesco. Ritornando al romanzo, che dire? Ancora non l'avete ordinato? È da leggere assolutamente.

Intervista a Gianluca Liguori 1Credo in un solo io è un libro impegnato politicamente. Cosa pensi dell'attuale situazione nel nostro paese?
Credo che siamo nel periodo più buio della nostra storia repubblicana. Mafia, massoneria, fascisti di ritorno: chi più ne ha più ne metta. Ma probabilmente non è che lo specchio della società malsana, corrotta e ignorante in cui viviamo. Siamo al delirio totale. Staremo a vedere cosa accadrà. Abbiamo una Carta Costituzionale tra le più avanzate fra tutte le democrazie moderne, eppure non siamo ancora riusciti ad attuarla. Oggi ci ritroviamo a rischio democrazia, se non è già troppo tardi, e la nostra Costituzione viene sistematicamente attaccata da quindici anni a questa parte. C'è però da essere positivi. Siamo arrivati al fondo. Il Cile di Pinochet non è così lontano come può sembrare dalle carte geografiche. Peggio di questo ci sarebbe solo la follia di un golpe militare.

Hai qualche progetto per il futuro?
Mi piacerebbe diventare una grande scrittrice, di quelle che vendono milioni di copie scrivendo delle loro esperienze sessuali, di quelle che hanno blog visitatissimi da puttanelle in calore e maschietti repressi. Facciamo qualche nome? Ma no, dai, evitiamo di prender querele…

di Gianluca Liguori


Lavorare stroncaZabaglio non è lettura per persone sensibili, come scrive egli stesso nella prefazione, e aggiungerei io che non lo è nemmeno per i è deboli di cuore, i puritani, chi soffre di attacchi di panico, chi è dedito a letteratura fantasy o d'amore o d'avventura e a tutti i cliché di modi perbene di essere o di scrivere. Zabaglio è fuori dalla normalità, e lo è magnificamente, splendidamente, da grande artista.
Lavorare stronca è un melting-pot d’idee bizzarre, assurde, il risultato è uno specchio surreale di una quotidianità alienante, a volte logorante, altre viva. Lavorare stronca sono ventitré racconti, ventitré infiniti momenti che vanno dall'assurdo all'eccesso, dallo squilibrio al sogno, per poi immergersi nuovamente nella realtà, mai noiosa quando è raccontata dal personaggio in questione. Il libro ti cattura, e come finisci un racconto non vedi l'ora di cominciarne un altro. Tra risate e riflessioni, ansie e paure, resoconti reali, irreali e surreali che possono essere frutto solamente di una mente geniale. Follemente geniale.
Il nostro ben padroneggia un linguaggio versatile, poliedrico, istrionico nel senso positivo del termine, mai domo. La qualità complessiva è ottima, nonostante alcuni brani possano lasciar perplesso il lettore, ma per quel che penso, lasciano perplesso persino l'autore stesso!
Le perle di questa antologia che si apre e si chiude con due barzellette sono sicuramente La persona chiamata non è al momento raggiungibile, racconto sviluppato magistralmente, storie di uomini e donne che si incontrano, si allontanano, si cercano, si mancano, che chiude lasciando assaporare al lettore il sapore amaro della triste impossibilità; Lo zaino nero, racconto vivo, che poi solo alla fine svela l'episodio appartenere ad una realtà onirica che rappresenta l'uomo, l'individuo, con tutte le sue paure personali. Ma in questo variegatissimo libro quello che non manca sono certamente i momenti per ridere, l'umorismo in cui Zabaglio guazza come fosse il suo habitat naturale, come ad esempio nel racconto d'apertura Ah, la giustizia!, racconto ben costruito, irriverente, potrebbe pure inorridire qualcuno, risultare scabroso per certi versi, ma a me personalmente ha fatto morir dal ridere, e ancora risate in Come nei film americani, divertente (dis)avventura d'amore con una turista americana tra il Colosseo e Porta Portese, in cui l’autore si cimenta in maniera formidabile anche in romanesco dimostrandosi autore duttile e variopinto.
Angelo Zabaglio ci delizia con questi 23 racconti lavorati a mano in cui dimostra di essere oramai autore maturo senza aver smarrito lo spirito di scoperta fanciullesco, miscelando il possibile e l'impossibile, per un risultato tutto da leggere.