Era da tanto tempo che non si viveva una serata del genere: ore 10:00 al “Kaffeina” di Alba Adriatica, un famoso gruppo jazz, il Domingo Muzietti Trio (Domingo Muzietti – chitarra, Luca Bulgarelli – contrabbasso, Massimo Manzi – batteria), ha suonato brani del loro disco “Introducing”, nonché pezzi da repertorio. Nell’incalzare della serata e prendendo piede la performance troviamo incuriositi dalla gradevole atmosfera creatasi il sindaco, con tanto di consigliere al seguito. Al termine dell’esibizione, cui ha contribuito anche il chitarrista Robert Ferrazza, abbiamo fatto due chiacchiere e snocciolato così quest’intervista.
Parlateci di voi, di come avete iniziato a lavorare insieme.
Io e Massimo ci siamo conosciuti alla registrazione del mio primo disco Introducing per la White Sound. Ci siamo conosciuti e abbiamo registrato brani di mia composizione e altri di Sabatino Matteucci poi la nostra collaborazione è continuata nel tempo sino ad arrivare a quel che siamo oggi.
Cos’è per voi la musica e qual è il vostro rapporto con essa?
Questa è una domanda da un milione di dollari, forse anche la più temuta. Penso che sia la mia vita e giri appunto intorno ad essa: non puoi farne a meno quando l’hai nel sangue.
La musica è una delle poche cose che appartengono alla vita e all’uomo – ci spiega Massimo Manzi. È difficile mantenere una visione neutrale quando la vivi: oggigiorno tutti sentono la musica ma pochi la ascoltano veramente. Per farvi capire, questa serata, molti l’hanno intesa come sottofondo mentre altri, pochi, hanno capito il “discorso” che, come tutti i linguaggi, serve a comunicare qualcosa. Noi quindi esterniamo ciò che sentiamo dentro mettendolo in musica. Se qualcuno lo coglie è bene; se invece vi trovano dell’altro ci permette di trovare nuove motivazioni; se infine ci ignorano, pazienza.
Basate le vostre composizioni sul jazz: perché la scelta di spaziare anche nel Latin Jazz?
Diciamo che il termine “jazz” è usato per contenere il significato principale, cioè “improvvisare”, “fare musica”. Per me “fare musica” significa accostarsi a tutto ciò che ti piace, e questo può essere il Latin, il Fusion, il Blues, dipende da persona a persona. L’importante è non porsi limiti.
Che ne pensi del jazz made in Italy?
Mah, nel jazz made in Italy ci sono musicisti scarsissimi (come questo qui affianco J). Di certo non inventiamo noi il jazz – parla Massimo. Si è dimostrato, nei dieci anni passati che è una musica universale. Dietro un accordo o un assolo c’è una preparazione e uno studio, mai una semplice improvvisazione come spesso pensa la gente. Si creano così quelle basi per un “discorso” musicale, come ho già detto prima. In sostanza, il jazz italiano è nato con un linguaggio che poi è andato arricchendosi.
Bene, ce la possiamo fare. Abbiamo il telefono, abbiamo il numero, carta e penna non ci mancano, abbiamo le sigarette, possiamo intervistare Stefano Bollani. Ci diciamo, ok: è Stefano Bollani, scherza sempre e non manca di prendersi in giro ma tentiamo di darci un contegno e facciamo un’intervista professionale. Alzo il telefono e faccio il numero. Squilla. Mi presento al grande pianista jazz italiano, nonché simpatico showman. Sì, ciao - ci fa lui - ma diamoci del tu ok? Perfetto, l’intervista può iniziare.
Oscar Wilde diceva "L'arte non dovrebbe mai divenire popolare. E' il popolo che dovrebbe divenire artistico". Tu cosa ne pensi?
Beh, ma Oscar Wilde era un tipino snob… Penso che esistano infinite vie di mezzo, come la storia ci ha insegnato. Esistono artisti molto popolari senza che per questo siano commerciali. L’arte può essere apprezzata dal pubblico senza dover per forza diventare nazional-popolare, e penso ad esempio a Chopin.
Cosa manca alla musica italiana?
Posso dirti cosa manca all’Italia in generale verso l’arte e cioè attenzione da parte delle istituzioni, manca una glorificazione dell’artista. In altri paesi assistiamo ad un impegno costante, un aiuto non per forza economico ma a volte anche solo di immagine. C’è bisogno di investire nella cultura, ma quando si devono fare dei tagli si taglia nell’istruzione. L’Italia deve cominciare a guardarsi allo specchio: è una nazione che vive di turismo culturale, che vive in un certo senso della cultura del passato e non valorizza quella attuale.
Quali sono stati gli artisti che ti hanno dato la spinta a diventare un musicista?
Mah, a diventare musicista mi sono spinto da solo. A sei anni mi sono seduto ad un pianoforte e non mi sono più fermato.
Qual è secondo te il picco massimo della creazione artistica? Scegli un'opera.
E’ difficile. Ce ne sono così tanti che sarebbe comunque una scelta troppo personale, sono gusti.
La tua carriera musicale ti porta inesorabilmente nel campo jazz. Tuttavia i forti riferimenti a Prokofiev in "Piano Solo" denotano un tuo background classico. Chi tra i pianisti classici apprezzi di più?
Ammiro molti pianisti classici, ma sarebbe piu' facile rispondere riguardo ai compositori, dove sono piu' selettivo. Dovendo rispondere citerei quantomeno due imprescindibili: Pollini e la Argerich.
Nello "Zibaldone del dottor Djembe" assistiamo ad una vera e propria campagna contro il "giro di do". Ne sei mai rimasto vittima?
(Ride n.d.r.) No, mai. Lo Zibaldone del dottor Djembe, come hai visto è un libro molto giocoso, ci sono giochi molto attivi all’interno. Ad esempio quando è nato il personaggio del dottor Djembe con David Riondino volevamo invitare Gino Paoli per fare “Il Gino di Do” ma lui non è venuto. Il libro è pieno di umorismo. Una cosa che mi piace molto fare è giocare con i miei miti.
Si può dire che anche te come il tuo personaggio Simpliciano sia un amante della contraddizione?
Sì, assolutamente. Anche se spesso non condivido quello che dico.
Oltre che della contraddizione sembri anche essere un amante della metascrittura. Quali sono stati i tuoi riferimenti in questo ambito?
Beh, qui posso essere precisissimo: alcuni hanno visto un collegamento con Rodari, ma di grande ispirazione sono stati per me Calvino e Queneau. Infatti nel libro avrai notato molti discorsi surreali.
Allora Stefano, mi rimane solo un’ultima domanda da farti e devo fartela per forza.
Oddio, credo già di sapere qual è…
Mi elenchi i nomi dei sette nani?
(ride n.d.r.) Ah, ma allora non vale perché li so tutti. Brontolo, Dotto, Pisolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo e naturalmente il nostro preferito: Gongolo.