di Stefano Tassoni
Metallica (1991), il quinto lavoro in studio della band omonima (informalmente conosciuto come The Black Album per la copertina) è, nel bene o nel male, il disco (c’è chi lo definisce “metal”, chi “hard rock”) più venduto delle ultime tre decadi. Già, perché se da un lato è stata la consacrazione dei “four horseman”, dall’altro è stato considerato un vero e proprio tradimento da parte dei fan più estremi del “thrash-metal”, cullati dai precedenti quattro lavori in studio. Personalmente è così che li ho conosciuti, e solo consequenzialmente ho scoperto le suddette (tradite?) origini. Ci sarà chi rimarrà di sasso nel leggere questa recensione, ma i brani sono tutti appetibili al primo boccone, chi più, chi meno (ed è la maggior critica degli amanti del “thrash”: troppo melodico, troppo armonico). Sei brani su dodici, l’esatta metà, diventeranno future hit del gruppo e loro cavallo di battaglia (Enter sandman, Sad but true, The unforgiven, Wherever I may roam, Nothing else matters, Of wolf and man) conosciutissime per chiunque, per cui su di esse non mi dilungherò soffermandomi invece sulle restanti. È senza dubbio la canzone più rapida, anche se è in lizza con Through the never, veloce e potente “track” che sembra voler riallacciare (miseramente?) i Metallica al loro (glorioso?) passato, Holier than thou. C’è poi Don’t tred on me, fortemente cadenzata dalla pesante batteria e dai classici riff da metà canzone. Chiaramente la più discutibile. Chiudono il disco tre stelle neglette, surclassate da ben più splendenti sorelle, che comunque però valgono l’ascolto: The God that failed, My friend of misery, The struggle within.
di Francesco Bellagamba
Dopo dieci anni di false partenze, apparizioni e sparizioni, finalmente l' ultima fatica discografica dei Guns N' Roses viene alla luce.
Il sipario si apre con il brano che da' il titolo al disco: Chinese Democracy è una rentrée in grande stile con un lungo intro intercalato da colpi minacciosi di batteria, che lasciano subito il posto alle fragorose e funamboliche chitarre di Rhon Thal, virtuoso come non mai e a uno degli interminabili vocalizzi “scream” che hanno reso Axl famoso.
Shackler's revenge, ricorda i Sister Of Mercy e persino i Metallica di Load, una canzone cupa e aggressiva dal ritmo incalzante che si evolve progressivamente in pieno stile Guns; Better è una ballad : il brano diventa gradualmente tumultuoso e nel ritornello riconosciamo ambientazioni passate. Streets of dreams è uno dei piatti forti : il pianoforte e la voce di Axl fanno di questo brano la punta di diamante dell'intero album. Catcher in the rye, Scraped e IRS sono puro rock massiccio stile 90's This I love, interpretata in maniera magistrale da Axl Rose, si candida a diventare uno dei nuovi classici del calibro di Don't cry e November rain. Prostitute chiude in bellezza la tracklist. Una canzone che contiene tutti gli ingredienti tipici dei GNR incrementati dalle spettacolari doti tecniche del chitarrista Rhon Thal, anni luce avanti rispetto all' obsoleto sound di Slash.
Un ottimo lavoro dunque, dove vecchie influenze e inedite sonorita' si fondono generando un sound unico.