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	<title>nam june paik - Holy Cult</title>
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	<description>Il portale Cult dell&#039;Arte, del Business e della Scienza</description>
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		<title>Japan Made in Italy</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sfogliando riviste e settimanali che si occupano degli eventi culturali di Roma e passeggiando per la capitale, ci si rende conto che il Giappone è da tempo arrivato in Italia. La terra del sol levante affascina artisti e curatori, tant’è che in poco più di un mese due mostre distinte hanno raccontato il Giappone.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Marcello Arcesi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sfogliando riviste e settimanali che si occupano degli eventi culturali di Roma e passeggiando per la capitale, ci si rende conto che il Giappone è da tempo arrivato in Italia. La terra del sol levante affascina artisti e curatori, tant’è che in poco più di un mese due mostre distinte hanno raccontato il Giappone.</p>
<p>Il 30 ottobre del 2010 è stata inaugurata <em>Tokyo Landscape</em>, mostra di fotografia e di scrittura. <strong>Antonio Saba</strong> ha disposto su grandi pannelli le immagini di Tokio, città simbolo di tradizioni millenarie e di un’economia modernissima e in continua evoluzione. Foto che descrivono soprattutto la gente: un elegante manager fra edifici di vetro e scintillanti; umili commercianti in piccole botteghe; adolescenti che spiccano nelle folle caotiche grazie a vestiti sgargianti. Le foto di Saba si caricano di maggior enfasi grazie alle parole che <strong>Gianluca Floris</strong> dedica a ogni scatto. Lo scrittore ferma l’attenzione sul rapporto intrigante tra le architetture e l’entità culturale, tra i colori e l’individuo.</p>
<p style="text-align: center;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5059" title="Going places sitting down - Hiraki Sawa" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Going-places-sitting-down-Hiraki-Sawa.jpg" alt="" width="510" height="386" /></p>
<p>Il Museo Carlo Bilotti di Roma ha offerto una prova affascinante dell’uso di segni diversi all’interno della mostra, una pratica ormai diffusissima che rimanda a quelle del movimento Fluxus, per il quale pittura, poesia, danza e musica dovevano essere gli elementi costituenti di un unico intervento artistico.</p>
<p>Il 7 dicembre 2010, il teatro Sala 1, centro internazionale d’arte contemporanea di Roma, ha messo in mostra nei propri spazi, e per la prima volta sui televisori di un negozio, la nona edizione del progetto <em>Videozoom</em>. La rassegna, dedicata alla video arte internazionale, intende promuovere il lavoro di giovani artisti provenienti dai paesi di tutto il mondo. Questa volta Sala 1 ha scelto il Giappone e si è affidata a <strong>Kenichi Kondo</strong> del Mori Art Museum di Tokyo per la selezione dei dieci artisti partecipanti. Scopo di <em>Videozoom: Giappone</em> è re-inquadrare il quotidiano, interpretarlo attraverso banali oggetti e analizzarlo tramite le azioni comuni che spesso sono sottovalutate, come nel caso di un pranzo tra un padre e una figlia, forse unico momento di un confronto serio e costruttivo durante la giornata di una vita frenetica (<em>Have a meal with FATHER</em>, di <strong>Mariko Tomomasa</strong>).</p>
<p>Con <em>Videozoom: Giappone</em> è stato rispettato il “credo” di <strong>Nam June Paik</strong>, precursore della video arte che afferma la necessità di un’arte contemporanea fatta per divertire. Nella mostra non manca poi la qualità espressiva e comunicativa dei giovani artisti.</p>
<p>Di particolare importanza è stato il tentativo di far uscire l’arte contemporanea dagli spazi canonici. Infatti, la galleria che da sempre si opera per il nuovo, ha deciso di “mandare in onda” i video anche all’interno di un grande negozio di elettrodomestici (Trony presso il centro commerciale Euroma 2). È chiaro il naturale legame tra la video arte e gli apparecchi televisivi; meno intuitiva ma altrettanto diretta è la relazione tra gli ambiti economici e lavorativi, che tanto influenzano le opere dal Giappone, e il luogo fisico dove si concretizzano i processi sociali e dell’economia del XXI secolo, cioè il centro commerciale (quello di Roma è, tra l’altro, uno dei più grandi del Sud Europa).</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5060" title="Paint it Black, and Erase 280510 - Takehito Koganezawa" src="http://www.re-volver.it/wp-content/uploads/Paint-it-Black-and-Erase-280510-Takehito-Koganezawa.jpg" alt="" width="510" height="287" /></p>
<p>L’azione di portare l’arte contemporanea in un luogo diverso dalla galleria sembra seguire le intenzioni di<strong> Bill Viola</strong>, che ha dichiarato: “L’arte deve essere parte della vita quotidiana, altrimenti non vale la pena parlarne”.</p>
<p>Il futuro dell’arte risiede nell’evoluzione di linguaggi legati alla fotografia, alle videoinstallazioni e alle installazioni sonore; ciò che conta è che lo spettatore non si senta escluso da un’espressività troppo accademica o incomprensibile.</p>
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