Holy EYE

CERTIFIED

di Luca Torzolini


Il manuale. Esageriamo? Un manuale. Uno dei pochi.
Raymond Carver, scrittore minimalista per eccellenza, insegnante all'università di Syracuse fino al 1983, si propone come mentore per tutti gli aspiranti scrittori. Affiancando esperienze di vita a numerosi saggi e lezioni di scrittura creativa, viene alla luce un processo di insegnamento che batte tanto sulle regole quanto sulla volontà; suggerisce la motivazione stessa con cui un uomo deve "umilmente" avvicinarsi al mondo letterario.
Il successore americano di Hemingway racconta la sua vita, spezzata tra le ore dedicate alla scrittura nell'ufficio che John Gardner, suo mentore, gli aveva offerto per rifugiarsi e "le feroci responsabilità paterne" verso i figli avuti dalla prima moglie a soli 21 anni. Il testo eccelle per una chiarezza espositiva senza eguali. La stessa chiarezza ed esattezza necessaria per una comunicazione efficace. Lo scritto deve limitarsi a dire ciò che è strettamente necessario. Nulla di più, niente di meno. Carver scompone il processo di insegnamento come se avesse una dicotomia: parte spirituale e parte pragmatica. Dimostra la propria tesi con ragionamenti semplici che portano il lettore ad identificare elementi della realtà determinanti il processo di scrittura, definiti per l'appunto "influssi"; famoso l’aneddoto della lavanderia a gettoni, dove ha lucida visione dell’intera sua vita. La lettura di questo manuale sarà determinante nel vostro percorso da scrittori!

di Stefano Tassoni

A me l’onore e, ahimè, l’onere di parlare del libro più magnificamente provocatorio dell’ultimo decennio! Ma non espliciterò oltre la spettacolare oggettività con la quale l’autore descrive, continuamente stupendo il lettore incallito che ancora speri di coglierlo in fallo, il suo mondo attraverso lo sguardo cinico-materialista tipico suo e degli autori del calibro di Raymond Carver, Bret Easton Ellis e Don De Lillo… Michel è un ricercatore di biologia con un brillante avvenire davanti a sé ma oltre che da un eccessivo stacanovismo è caratterizzato con tinte fredde che ricordano vagamente il “contemplatore” schopenaueriano, pur senza l’emotività di questo: appare infatti come un estremo calcolatore capace di osservare la vita nel suo scorrere (e prosciugarsi), annoiandosene. Un personaggio del genere può affascinare, certo, anzi, senza dubbio, ma alla lunga potrebbe rivelarsi piatto, monocromo. Ecco allora che il ruolo del protagonista necessita di un complice: Bruno, in sostanza, l’antitesi di Michel. Già, perché è un uomo di lettere. E di sesso. L’altra metà dello scibile umano appare così delineata con piccole e rapide pennellate che tuttavia denotano la stessa magniloquenza dei narratori russi ottocenteschi. Arbitrariamente penso alla descrizione a tutto tondo del mondo che offre Delitto e Castigo, ma se per Dostoevskij sono state necessarie più di 600 pag. ecco che il nostro autore ne impiega esattamente la metà per un ritratto senza dubbio altrettanto vivo. Un libro tripartito con sorprendente epilogo finale: una straziante purezza!

 

Intervista a Riccardo SchicchiSono all’invidia sexy disco. Qui con me c’è il regista di film hard Riccardo Schicchi, con lui la pornostar Mercedes Ambrus.
Diventare uno scrittore a tempo pieno è per me un sogno quanto lo è stato per Raymond Carver. La vita, con i suoi doveri e le responsabilità, pesa gravemente sulle mie spalle. Sogno la vita dei grandi scrittori mentre lavoro come cameriere o quando mi metto in fila alle poste per pagare le bollette.
Ho sempre pensato che l’arte reale, quella che dà un pugno allo stomaco per farti reagire, non potesse essere commerciale per due ragioni intrinseche al business e che collimano con l’identico meccanismo economico di domanda-offerta: in Italia il pubblico richiede sogni a basso costo per poter evadere la realtà e le case editrici per non rischiare il fallimento vi si adattano ben volentieri.
Quindi rimangono due possibilità: la prima, per me inaccettabile, consiste nello scrivere un romanzo commerciale; la seconda, nel trovare un lavoro redditizio che non porti via troppo tempo e permetta guadagni notevoli. Ma abbandonai tempo addietro l’idea che fosse possibile guadagnare in modo onesto senza una forbita istruzione con prerequisiti imprescindibili quali la tranquillità e la stabilità economica: non tutti nascono sotto l’insegna della borghesia.
Inoltre ho sempre creduto che fare film porno sia al contempo leale e dignitoso. Sebbene il mondo dell’hard riservi non pochi compromessi, iniziando dal problema morale che investe l’immagine di chi ne fa parte, risulta comunque uno dei pochi modi di rimanere pulito in un mondo di immondizia. Il sesso è un prodotto che la società fagocita in ogni modo, dai siti in smisurata crescita all’iperaffolamento dei night.
In Italia, dove le sigarette ostentano “Il fumo uccide” nel taschino dell’uomo comune e dove il gioco d’azzardo è illegale ma slot-machine statali gremiscono i bar, le possibilità di migliorare la propria condizione sociale sono davvero inesistenti.
Ora, visto che Boogie Night ci ha raccontato l’altra Hollywood, chiedo cortesemente al regista italiano Riccardo Schicchi di raccontarmi l’altra faccia dell’Italia.

È possibile girare un film porno in Italia?
Si. Dal momento in cui lo Stato ha messo imposte sulla pornografia è possibile girare una pornografia che non contenga reati.

I pear to pear e i siti in streaming, dove vengono caricati anche i video con copyright, hanno messo in crisi il mondo del porno?
Come tutti i mercati, il mercato del porno è sottoposto al crimine di scaricamento o visione gratuita di più file con diritti d’autore, facilitato dai pear to pear e dai siti streaming. Il comunismo è sempre stato contro la proprietà. È una pratica comunista quella di usurpare la proprietà degli altri e regalarla. Ma pare che tutti, indistintamente dall’orientamento politico, scarichino musica e film da internet.

Oggi c’è una smodata passione per i filmati amatoriali, tanto che persino delle case di produzione cercano d’emularli. Sai spiegarmi il perché?
Probabilmente è più eccitante perché ci si può immedesimare e sono più realistici; non è eccitante vedere i carri armati di cartone nei film di Salieri.

Quanto guadagna oggi un attore di film porno?
Eravamo arrivati ad un massimo di 1000 euro al giorno. Da un po’ di tempo si è abbassato il valore e oggi il compenso si aggira sui 250. Con una cifra del genere puoi trovare di tutto. Poi ci sono altri parametri da valutare: dopo aver fatto qualche film il compenso dell’attore si abbassa, poiché diventa competitore di se stesso quando arriva nelle videoteche.

Quali sono le caratteristiche necessarie per recitare in un film porno?
Bisogna per l’appunto saper recitare. Avere inoltre un’erezione costante, gestendola anche con i farmaci. Durante le pause se gli attori hanno il membro in erezione capisci che hanno preso qualcosa. È importante anche la fisicità: delle gambe lunghe e un sesso che si aggiri sui 25 centimetri sono necessari per dare un’immagine chiara.

Quanto guadagna una troupe cinematografica?
Le troupe guadagnano davvero poco. Una volta con 15000 euro a giornata si girava. Oggi potrebbero bastare anche 5000 euro tra attori, regista, direttore della fotografia (se ci può permettere di averne uno); oppure non si gira proprio.

Cosa puoi dirmi delle moderne riviste pornografiche?
La pornografia su rivista è morta nelle edicole degli anni ’70-’80. Oggi una rivista non può competere con il suo passato; le riviste vecchie cannibalizzano le nuove.

Secondo te mi conviene continuare a scrivere e a fare il cameriere?
Ti sconsiglierei di fare film porno. Magari lascia perdere anche il cameriere. Vai in Tailandia a comprare le palline per lavatrici. È la New Age: Qui basta inventare un sistema piramidale e si diventa miliardari.

di Luca Torzolini


Terrorism!Mauro John Capece espone la situazione italiana del terzo millennio con la chiarezza di un aforisma.
Marco Epucea (provocatoriamente l’anagramma dell’autore), il protagonista del romanzo, è “uno di noi”, un uomo come tanti: 800 euro al mese per morire di fame e sigarette e alcol, psicofarmaci dell’occidente. Le sue riflessioni fanno da sfondo agli avvenimenti narrati. Esse scaturiscono da un’osservazione disincantata delle ingiustizie sociali, perpetrate nell’Italia: I tribunali nel caos; i servizi sociali scadenti; lo strapotere delle multinazionali; le case farmaceutiche che speculano sulla ricerca; l’economia in crisi; la tv spazzatura; etc…
I tratti con cui viene abilmente costruito il personaggio trasmettono fallimento, depressione e crisi. Il vuoto della civiltà occidentale viene trasmesso come un coma nero, un fluttuare nel buio senza riuscire a pensare o a percepire niente. Sogni, aspettative e illusioni si sciolgono in una vasca di acido solforico mentre il killer osserva soddisfatto: la realtà non ammette meritocrazia. Lo stato non esiste più, esistono solo i soldi.
Raymond Carver, Michel Houellebecq, Bret Easton Ellis, si amalgamano in un raschio forte e deciso contro l’Italia contemporanea, un panorama contraddistinto da rutti moralisti e sesso virtuale. Una pollock action printing decisamente calcolata costruisce il degradante scenario politico del bipolarismo senza via d’uscita.
L’Italia è un paese dell’est Europeo: vizio, gioco, alcol, feccia e puttane.
Epucea ha trent’anni, è single, usa internet per chattare e lavora in un centro commerciale. Sta attraversando un periodo duro e non riesce a reagire. Il suo unico amico è Ottavio, un programmatore di videogames che non esce mai di casa. La depressione lo catapulta in uno stile di vita sterile, tenebroso. L’incontro con Pamela (sessuale e intellettuale) migliora momentaneamente il suo equilibrio emozionale e lo coinvolge nel volontariato in un associazione per handicappati, la Down’s Worksgroup. Ma il tedio e la crisi sono sempre dietro l’angolo…
Uno stile secco, diretto, teso alla comunicazione oggettiva e maniacale del suo pensiero. Pensiero sintomo di rabbia e rinnovamento, una bestia oscura che lo divora.
Paratassi, poesia e dialogo si alternano in un saliscendi che delinea l’anima di Marco : due gemelli siamesi, Nichilismo e Sensibilità Sociale. I dialoghi trasmettono la vacuità e la difficoltà del relazionarsi, le poesie squarciano la sobrietà della paratassi. L’esposizione del concept di Terrorism! è un originale stratagemma per viaggiare nella violenza della storia italiana dagli anni ‘70 ad oggi.
Tra di voi, tra voi si nasconde il terrorista; tra voi che vi state appestando in una chiesa, tra voi che nei bar boccheggiate affogando nella noia, tra voi che sul divano rigurgitate sangue mentale di fronte a reality e talk show.
Adesso basta con la perestroica: è l’ora di TERRORISM!

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