Holy EYE

CERTIFIED

di Giorgia Tribuiani


“E voglio dire che la malattia creatrice […] è mille volte più benvenuta nella vita di quanto non sia la salute che si trascina ciabattando. Non ho mai udito una cosa più sciocca dell’affermazione che dai malati possa venir soltanto una cosa malata”.
Una violenta rivisitazione del Faust marlowiano, un’appassionata accusa rivolta alla “mediocrità salutare” in cui, non in nome della conoscenza si china il capo dell’uomo, ma dell’arte e dell’espressione, affinché dalla malattia possa nascere la creazione.
Doctor Faustus è la biografia del musicista Adrian Leverkühn raccontata dall’amico Serenus, che assiste progressivamente alla sua dannazione: vive con lui un’infanzia spontanea e lo accompagna durante la sua discesa inarrestabile, fino all’inevitabile declino. Mefistofele spinge Adrian verso la via che già gli appartiene; diventa, in questo contesto, null’altro che un’entità simbolica volta a rappresentare una scelta che va al di là dell’umano. E che lui esista o non esista, non ha più alcuna importanza. “Vale la pena chiedere se sono realmente? – domanda all’uomo – Non è forse reale ciò che agisce, non sono verità l’esperienza e il sentimento? Ciò che t’innalza, ciò che aumenta il tuo senso d’energia, di potenza e di dominio, corpo del diavolo, questa è la verità… fosse pure cento volte menzogna se considerata sotto l’angolo visuale della virtù […] L’esistenza stravagante è la sola che basti a una mente orgogliosa”.


di Sara Ciambotti


Chiedi alla polvereChiedi alla polvere è un libro d’amore.
Un amplesso di emozioni e sensazioni che si scostano dalla naturale concezione dell’amore popolare. Ed attinge a quel repertorio di Thomas Mann e di Dovstojesky che odora di inettitudine e passione. Di paure e determinazioni. Di notti rinchiuse dentro un alberghetto ad arrovellarsi su come sbarcare il lunario, di notti trascorse a progettare la conquista della donna amata. Di sensi di colpa per una famiglia sfruttata fino all’osso e declassata a mera fonte finanziaria.
Chiedi alla polvere è un romanzo di formazione.
Racconta della vita di Arturo Baldini, un mediocre ed ambizioso scrittore che crede nella svolta professionale scrivendo per una rivista letteraria e che al contempo vive l’amore per una cameriera messicana, Camilla Lopez. A volte contraccambiato, a volte no, si dilania nella sofferenza. Nell’indecisione dell’osare e nelle occasioni perse.
Chiedi alla polvere ci trasporta in un universo in cui si alternano squallidi alberghi di periferia ed atmosfere notturne, oppressive ed alienanti. Pensieri contorti, infantili, snervanti che riga dopo riga fanno emergere il nostro io più interiore, e lo pervadono di malinconia e tristezza.
Su John Fante, Bukowski asserì: “Il narratore più maledetto d’America” e, “Il migliore scrittore che abbia mai letto”. Senza dubbio Chiedi alla Polvere è un libro che può o non può piacere. Ma sopra ogni altra cosa riassume le frustrazioni di un ventenne, in un amplesso mai esistito.

di Stefano Tassoni


Thomas MannAlla generazione di Thomas Mann, nato a Lubecca il 6 giugno 1875, appartengono altri scrittori di lingua tedesca destinati alla grandezza e alla fama: Hugo von Hofmannsthal, Rainer Maria Rilke, Hermann Hesse, Robert Musil, Franz Kafka; ma le coordinate famigliari ne fanno una figura inequivocabile. Nella figura del padre, senatore e console d’Olanda nonché commerciante in granaglie, si concreta simbolicamente la vocazione all’ordine, alla norma, all’operosità, al dovere, nella quale si stipano gli elementi caratteriali della rampante tradizione borghese. Essi vengono fronteggiati dai valori della trasgressione, della libertà capricciosa e dell’estro indisciplinato incarnati specularmente dalla madre, nata a Rio de Janeiro da un piantatore tedesco e da una creola portoghese. Componenti così contraddittorie lo accompagnano per tutta la sua frastornata giovinezza in pericoloso equilibrio tra stimoli contrastanti: educazione alto-borghese e intrattenimento ammiccante-seducente quale può essere l’avviamento alla musica e al teatro.
Dopo le prime esperienze letterarie su rivista, a ventidue anni riceve dall’editore tedesco Samuel Fischer la commissione di un romanzo: I Buddenbrooks, che nel 1929 (quasi trent’anni dopo!) gli varranno il premio Nobel. Da lì in poi la figura dello scrittore acquista un ruolo pubblico facendo propria l’ideologia progressista e divenendo una sorta di figura istituzionale, il simbolo dell’opposizione dell’arte all’avvento del nazismo in Germania e del fascismo in Italia.
Ma facciamo un passo indietro allontanandoci dal personaggio e riaccostandoci all’autore. Dopo il primo grande (in tutti i sensi) romanzo, la strada da fare si rivela in discesa e così egli sfoga la propria creatività nel suo periodo migliore. Iniziano ad uscire cadenzati volumi di novelle e racconti brevi, veri e propri capolavori della letteratura tedesca come La morte a Venezia (1911), per limitarci al più famoso. Eppure in nessun altro racconto l’autore esprime la propria poetica in maniera così chiara come nel Tonio Kröger (1903). In questo racconto di un’ottantina di pagine viene descritta la crescita intellettuale dell’artista: dalla prima età scolastica, all’accettazione di se stesso Tonio Kröger vive il lento e tumultuoso percorso per trovare la propria classificazione. Quasi a riecheggiare la vita dell’autore, anche il protagonista ha padre nordico e madre di origini esotiche, ed è anch’esso scrittore.
Il libro è diviso in nove capitoli indipendenti: vengono scelti nove episodi caratterizzanti in cui man mano si delineano i tratti dell’artista come quelli di un “borghese sviato” che domina consapevolmente le fredde estasi del suo sistema nervoso e nello stesso tempo osserva di nascosto, con infinito struggimento, la vita dei felici, degli ”occhiazzurrati” che non hanno conosciuto la malattia dell’arte. Come avrete capito si tratta di un tema enorme e il fascino di questo racconto consiste proprio nell’esser riusciti a spremerlo condensandolo in poche paginette dove ogni frase colpisce, stordisce e stupisce per la propria calibrata dose di parole miscelate.
Libro fondamentale, da leggere soprattutto se si dirige una rivista artistico-culturale!