Holy FARE

CERTIFIED

VIDEO-GUIDA ENOGASTRONOMICA NOIR

L'ARCA - RISTORANTE - ALBA ADRIATICA

Una cucina naturale con grande attenzione per le tecniche di cottura; preparazioni mai grasse, risultato della combinazione di ingredienti genuini, senza intaccarne l’integrità. La filosofia del ristorante “Arca” si basa su un concetto semplice: solo cibi sani arrivano in tavola.

I NOSTRI PIATTI

(+39) 0861 714647
Una cucina naturale con grande attenzione per le tecniche di cottura; preparazioni mai grasse, risultato della combinazione di ingredienti genuini, senza intaccarne l’integrità. La filosofia del ristorante Arca si basa su un concetto semplice: solo cibi sani arrivano in tavola. Ecco perché selezioniamo meticolosamente una ad una le materie prime dei nostri piatti: dalle verdure alle carni, dal pesce alle farine, acquistando prodotti a km zero, Bio e garantendo la tracciabilità di ogni alimento. Inoltre da noi potete degustare sei diversi tipi di pane, paste, dolci e piccola pasticceria tutti fatti rigorosamente in casa. Il menu de “L’Arca” è in continua trasformazione e segue, sempre e comunque, la stagionalità di prodotti e preparazioni. Il grande oblò che notate subito all’ingresso nel ristorante è il simbolo della qualità e insieme della pulizia della nostra cucina. Potrete vedere l’intero staff all’opera mentre prepara il vostro piatto. La nostra soddisfazione è mostrarvi proprio tutto della nostra cucina… Perché all’Arca non abbiamo nulla da nascondere.

TONNO IN CROSTA DI SESAMO CON CREMA DI MOZZARELLA, MELANZANE AFFUMICATE E POMODORO CONFIT

Ingredienti per 4 persone: 600 gr di tonno, 100 gr di sesamo, 4 pomodori San Marzano, 1 melanzana, 1 mozzarella, ½ bicchiere di latte, basilico, 1 arancia, 1 limone, sale, pepe, zucchero di canna olio extravergine d’oliva. Preparazione: spellare i pomodori e fare dei filetti poggiatevi sopra zucchero, sale, pepe, buccia d’arancio e limone grattugiata, olio e fate cuocere al forno a 60° per 3 ore. Chiudere la melanzana nella carta alluminio e fatela cuocere a fiamma bassa direttamente sul fuoco per 30 minuti poi raccogliete la polpa con un cucchiaio e conditela con basilico olio e sale. Tritate la mozzarella e frullate con il latte finche non diventa una crema. Una volta preparato il tutto prendere una padella aggiungete l’olio fate scaldare, panate il tonno con il sesamo, e scottatelo su tutti i lati, finche non diventa dorato. Quindi rimpiattiamo crema di mozzarella alla base, filetti di pomodoro confit, melanzana affumicata e condita, e sopra il tonno scottato. Buon appetito e se non funziona info@arcaristorante.it sarò lieto di aiutarvi.
Di Luca Torzolini Passeggio sul lungomare di Alba Adriatica, in compagnia di persone che condividono il mio bisogno di primavera serale. Questa notte la luna si avvicinerà alla Terra. Per ragioni cosmiche comprimerà la propria orbita e regnerà grassa e impertinente nel cielo, oramai un palcoscenico troppo piccolo, come se si volesse adattare quello dei burattini per un attore: vi entrerebbe solo la faccia. La guardo e una fame canina mi tira lo stomaco; se potessi allungare la mano e staccarne un pezzo… mmmh! Finalmente il mio apparato gustativo conoscerebbe il suo sapore roccioso. L’appetito mi sovrasta e fermo un passante. <> chiedo. Con mio grande stupore risponde <> M’inchino per la risposta creativa e subito allungo il passo per raggiungere questo luogo di culto culinario. Eccomi varcare la porta de L’Arca. L’arredamento esprime il gusto per la precisione, ma non tralascia quel tocco imprenscindibile di convivialità abruzzese; nell’aria distinguo il profumo del mare. Massimo, il direttore, si affaccia per fare gli onori di casa. <> dice, mentre la sua postura fa presagire un enorme orgoglio per il proprio mestiere. <> <> <<Ahahah! Mi piacerebbe, sono un umile imbianchino; mi diletto ogni tanto nella pittura di frutta esotica. Attilio… Cocco, piacere!>> <> <> Senza farmelo ripetere accomodo le mie natiche gagliarde al centro della sala e scruto il fascino dannato che ostento nelle pupille delle lady circumnavigananti la mia presenza, immancabilmente accompagnate da facoltosi gentleman. Sono mitragliato dal riflesso dei capelli che la mora nel tavolino di fronte si tocca compulsivamente, avvolgendoli in una spirale attorno alle proprie dita. Si comminata dal partner per aggiustarsi il trucco in bagno ed ecco che mi viene una gran voglia di pisciare. Mentre la supero in volata con la mano scippo il rossetto dalla borsetta; entro nel bagno e scrivo sullo specchio “È solo la prima cosa che ti ruberò stasera”, sul lavandino lascio il rossetto avvolto nel mio numero di telefono; esco dal bagno, le dico “prego” come se la stessi mangiando e dirigo le mie scarpe di coccodrillo verso la sala. Appena mi siedo, la cameriera porge un piattino in un angolo del tavolo e versa dell’olio d’oliva nuovo; di fronte a me pone un paniere di mini panini fatti in casa caldi e fragranti, realizzati con lievito madre e farine biologiche. La fanciulla ne elenca le varietà: pane di saragolla, di grano saraceno, di farro, al nero di seppia, ai semi di papavero. Dopo l’inizio superlativo, Massimo serve un carpaccio di scampi con fragoline e sale himalayano per antipasto. Ogni boccone si scioglie sulla lingua, mentre dolce e salato combattono per stupirmi. Come primo, la mia forchetta attorciglia fettuccine alla variazione di seppia (in cui la pasta è impastata col nero di seppia, la testa si usa come condimento per la pasta e con il corpo, cotto a 70 gradi, si realizza un’insalata al sesamo nero poggiata sulle fettuccine; il tutto viene servito su crema di mozzarella, prugne passite e spolverata di pane croccante). Subito dopo arriva il secondo, una rana pescatrice cotta nella soia, con guanciale e riso, adornata con fette d’arancio. Al dolce penso che se Massimo fosse stata donna, nessuno l’avrebbe mai tradita. Intanto, la mora cui ho lasciato il biglietto sta mettendo in piedi una scusa fenomenale davanti agli occhi stupiti del proprio accompagnatore: dice che una sua compagna di università l’ha chiamata per una rimpatriata speciale, un pigiama party stile americano che facevano prima degli esami importanti per ripassare. Vedo già il suo corpo contorcersi di piacere mentre la mia lingua la assaggia comparandola al gusto delle squisitezze appena trangugiate. Vado da Massimo e, sotto le mentite spoglie di Attilio Cocco, mi complimento per la cena creativa. <> <<Ah, mi dispiace, è un segreto… >> <<Guardi, è per mia moglie… sa, lei è davvero una frana in cucina – e nel mentre gli lancio un occhiolino – una ricetta per locale e alla fine spero che impari a cucinare qualcosa di decente>> <> Intascata la preziosa ricetta per il mio compagno cuoco, Lautaro Forca, non rimane che mettere in atto l’ultima parte del piano strategico. Chiedo un biglietto da visita a Massimo e mi dirigo nuovamente in bagno. Compongo il numero dell’Arca. <<Pronto, chi è?>> chiede Massimo. Altero la voce comprimendo la laringe e le cavità nasali – Sono il direttore di Re-volver magazine, vorrei avvisarla riguardo una visita che potrebbe ricevere in questi giorni – <<Prego, mi dica>> <> <<Si, si, non si preoccupi, tutti i miei clienti ricevono lo stesso trattamento: do sempre il meglio!>> <<Bravo… però mi raccomando, se dovesse passare questo critico gli dia anche qualche prodotto d’alta qualità da riportare a casa>> <<Ah, beh, certamente… com’è che si chiama questo tizio?>> <> Anche quella sera il ladro di leccornie uscì dal locale con una grassa refurtiva. Si diresse nuovamente verso il lungomare. Quando arrivò in spiaggia, tolse le scarpe e mise i piedi nella sabbia fresca. Spinse un vecchio moscone in acqua e remò fino a vedere le luci della città divenire una luminosa linea retta. In quel buio marino, le esalazioni saline stuzzicavano le narici, mischiandosi all’odore acre e al contempo delicato delle cantine Cornacchia e al gusto forte di Bottarga di muggine fatta da Massimo. Il telefono di Fulvio Seta vibrò ripetutamente nel proprio taschino, così come, ore dopo, la mora avrebbe vibrato per i molteplici orgasmi. Le onde del mare cullavano il pedalò e la luna imponente sfoggiava affinità elettive con Fulvio Seta.
Di Luca Torzolini “Il genio della truffa colpisce ancora”, luridi titoli di giornale. Deuterio Carta, ammasso d’inutili nozioni sul giornalismo ficcato a forza in un cervello troppo piccolo. Se il giornalista facesse come un tempo, quando s’indagava sul posto invece di scopiazzare gli articoli da altri giornali. Cronaca diretta: occhi che vedevano, mano che scriveva. Se oggi cerchi una recensione o una monografia su internet, trovi cento articoli in cui cambiano solo i connettori sintattici, diversificano la punteggiatura (spesso sbagliando!) e mutano gli aggettivi con una semplice sostituzione sinonimica. Strappo un foglio dal rotocalco e ci pulisco, in assenza di carta igienica, l’oscuro luogo vicino ai miei preziosi gioielli di famiglia, unico dono della mia oscura madre. Pollio mi aspetta al di là del WC, nella hole del mio mega camper, e canta di fronte allo specchio Ring of fire: dall’allegria del tono direi che sta pettinando la sua portentosa chioma capelluta. Usciamo e saluto con stile la mia pericolosa locatrice: Nina Passera, anziana e tracagnotta proprietaria del mezzo che ho preso in affitto come ufficio mobile. La vecchiaccia difende le sue proprietà con una lupara, la stessa con cui minaccia di farmi secco quando ritardo con l’affitto. Salito a bordo della Motoguzzi cavalco le piane albensi e di tanto in tanto spio Pollio nel sidecar che si mette le mani nel naso. Arrivato alla meta, parcheggio sgommando e Pollio viene esplulso dall’inerzia contro un albero: avrebbe qualcosa da ridire se non conoscesse la mania che nutro verso l’igiene personale. Finalmente siamo a L’Arca. Nel varcare l’uscio, la cucina a vista rivela Massimo, il direttore, indaffarato nella preparazione di Sushi insieme ad un maestro giapponese: ho sempre stimato chi, evadendo dal ristretto significato del termine “imprenditore”, sa esattamente come si fa il proprio mestiere e non delega a terzi l’estro e l’amore che attraverso il cibo comunicano con il cliente. Per toccare l’animo dell’altro bisogna spogliare il proprio di ogni velleità, smettere di parlare e fare, fare, fare con intelletto e passione inesauribile. Sondando se stessi fino al midollo, si finisce per scoprire la vera natura umana: troppo spesso le sue sconfinate possibilità mi fanno paura. Fortuna che la maggior parte degli uomini è pigra e fa di tutto per emulare certe capacità dei vegetali, rimanendo del tutto incapace di riprodurre la fotosintesi, unica abilità che li allontanerebbe da un futuro parassitario. Chissà perché l’associazione libera del pensiero mi propone subito connessioni tumultuose e iraconde con il sintagma “politici italiani”. Bah, lasciamo perdere, ormai quale vero intellettuale li “elogerebbe” degnandoli di un’intera invettiva? Massimo viene verso me e inchinandomi accenno una presentazione «Sono il detective…» «Sangue! Lei è ormai una leggenda nel campo delle indagini culinarie, non serve affatto che si presenti» «Bene, sono contento che il mio duro lavoro per acciuffare quel criminale di Seta sia valso almeno come ritorno d’immagine. Allora le presento il mio assistente… ma dove diavolo… ??!» Nel frattempo Settimio si era seduto e aveva iniziato ad ordinare, come suo solito, l’intero menù. Certe volte vederlo mangiare con le mani mi riportava all’importanza chimica di quel gesto: l’apparato limbico, stimolato nel ricordo antropologico e storico, produce una molecola che rende felici e affamati. «Lo scusi, lui indaga mangiando – cerco di spiegare mentre le migliori leccornie del locale passano a miglior vita nelle fauci di Pollio – appartiene all’unica tribù dei nani rockabilly: segue strani processi mentali per indagare, ma le assicuro che sa il fatto suo» Mentre parlo comincio ad avere forti dubbi sulla validità del mio assistente: come diavolo mi ha aiutato finora? Me lo chiedo e mi rispondo: in ogni caso è un vero amico, questo può bastare. Il proprietario, preso dal suo prezioso lavoro, torna in cucina mentre io mi dedico all’esplorazione del locale tramite la speciale lente d’ingrandimento creata dal dottor Strambazzoide: è capace di vedere attraverso il cuore della gente, per fortuna la gente non lo sa; scapperebbero in preda al panico se sapessero che sto mirando il ritratto che Dorian Grey ha nascosto in soffitta. Tra le persone presenti in sala noto una magnifica donna che dice ad alta voce ai convitati del suo enorme tavolo «Mi raccomando, a Natale dovete chiamarmi tutti per gli auguri!» e penso che solo da vecchia, quando nessuno le farà più gli auguri, capirà che l’amicizia non va richiesta ma conquistata attraverso la cura costante del proprio giardino spirituale. Nonostante ciò, la portentosa lente rivela l’incredibile effetto che il cibo cucinato da Massimo fa alle persone: ogni volta che la forchetta giunge a destinazione dei geyser arcobalenici esondano dal cuore e vengono pompati attraverso il sangue per rinnovare inusitate possibilità per l’essere affinché guadagni l’aggettivo impropriamente utilizzato. Umano? Prima o poi, si spera. Vicino alla dispensa dei vini un omino basso e calvo sta gustando crema di zucca e Dio siede pacifico dentro di lui. Il sommelier sta esponendo le qualità biologiche del nuovo vino Lepore, realizzato con il metodo ancestrale in assenza di solfito; mi avvicino e allungo il bicchiere per assaggiarlo. Seta è sempre così maledettamente efficiente nella scelta dei luoghi da depredare… come diavolo fa quel farabutto? Allarmato, Massimo mi chiama nelle cucine «Il suo assistente sta esagerando, è già alla sesta portata! Nel mio locale non è concesso abbuffarsi fino a scoppiare, l’arte della cucina va gustata e contemplata con un certo decoro!» «Come darti torto, la maggior parte della gente non sa che bisogna moderarsi nel pasto per garantire la produzione di una molecola da parte dell’ipofisi che dona una sensazione di leggiadra felicità. Eppure posso garantire che Pollio evade le leggi fisiologiche, potrebbe mangiare una mandria di bufali e poi ordinare il dolce» Massimo si tranquillizza e torna a decorare i piatti prima che escano dalla sala, comparando il basilico alla pennellata finale di un grande impressionista tedesco. Una cantante di bossa nova riecheggia nella stanza, io e il mio assistente rimaniamo ad indagare fino a tardi, cullati dall’atmosfera cordiale e dai profumi che inebriano l’aria. Le tavole si svuotano, i camerieri mettono in ordine la sala e infine Massimo ci saluta e chiude fuori tutti gli assistenti. «Ma che fa, rimane a dormire nel locale?» chiedo ad uno di loro. «Di solito rimane tutta la notte in cucina per la creazione di nuove ricette» rispondono in coro. «Se fosse una donna, la sposerei» dico e mi rimetto in sella al bolide mentre Pollio si addormenta nel sidecar con sopra una coperta di lana. Una strana sensazione afrodisiaca avvolge il mio ventre mentre sgommiamo via, verso nuove avventure e vecchi vizi. Nel frattempo, all’interno dell’Arca, Massimo aveva tirato fuori dal ripostiglio una scrivania da architetto. In realtà le ricette le inventava sul momento, con l’innata capacità dei cinque sensi. Eppure doveva trovare una scusa, non poteva certo dire ai dipendenti che impiegava la notte per disvelare a se stesso un vecchio sogno. Sotto la luce soffusa della sala, ridisegnava intere parti della città sostituendo ai decrepiti condomini in cemento, acromegalici condomini di formaggio e peperoncino, rimpiazzava i parchi omologanti della cittadella con distese di radicchio gigante, zafferano carnivoro e panchine di cocco. I giganteschi salmoni d’erba dolce risalivano le correnti della felicità: la sorgente era una vera e propria passione per l’arte culinaria.