Holy EYE

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MAGAZINE ONLINE DI ARTE E SCIENZA

L’arte dello stillicidio contro lo stillicidio dell’arte

Prodotto dalla Holy Cult, il videoclip del singolo ‘Stillicidio’ che nasce dalla collaborazione tra l’artista Flavio Sciolè ed il musicista Antonio Feriozzi. La regia del video è di Luca Torzolini (autore anche della fotografia e del montaggio); l’opera parte dal cinema per lambire la videoart ed il music-video. Il brano è stato registrato nel 2019 presso ‘La Baia dei porci’ studio di registrazione di Nereto. Nel brano Sciolè ha utilizzato una propria poesia, ‘Stillicidio’ appunto, già pubblicata ed adatta alla sua vocalità disarticolata. Feriozzi ha agito su suoni scomposti e d’avanguardia.

Japan Made in Italy

Sfogliando riviste e settimanali che si occupano degli eventi culturali di Roma e passeggiando per la capitale, ci si rende conto che il Giappone è da tempo arrivato in Italia. La terra del sol levante affascina artisti e curatori, tant’è che in poco più di un mese due mostre distinte hanno raccontato il Giappone.

L’ultima presa di coscienza italiana

Dopo la fine della Grande Guerra il cinema italiano entra in una lunga fase di crisi, in cui si assiste a un calo verticale della produzione. Il regime di Mussolini, che ha preso il potere nel 1922, sulle prime non presta molta attenzione al cinema. La situazione si modifica radicalmente a partire dall’introduzione del sonoro.

Teatri di pixel
Lo spettacolo digitale

Lo spettacolo digitale ha cannibalizzato le altre forme di spettacolo. L’ibridazione è il risultato della fusione dei linguaggi e dei codici “nuovi”. La narrazione è stata frantumata in eventi; la rottura della linearità è la risposta alla coscienza del soggetto “non lineare”.

L’immagine cristallo di Eija-Liisa Athila

L’uomo è in costante lotta con l’oblio. L’uomo è il tempo: è tempo presente nel quale convivono passato e futuro. È soggettività frammentaria e frammentata. È una frattura, una dissonanza tra sé e soggetto parlante. Eija-Liisa Athila, regista del tempo, video artista, ferma nel presente gli echi del passato e mette in scena spazi e tempi compresenti.

Il cinema della crudeltà: da Stronheim ad Haneke

Il rigore dello sguardo che caratterizza numerosi autori della storia del cinema ci consente di parlare di “cinema della crudeltà”, inteso, secondo Artaud, come “estrema lucidità dello sguardo e rigido controllo e sottomissione alla necessità”.

La visionaria ferocia di Luis Buñuel

Dopo il suo esordio surrealista (Un chien andalou e L’age d’or), Luis Buñuel si trasferisce a Hollywood, ricoprendo il ruolo di direttore di doppiaggio, e dopo la guerra torna in Messico, dove riprende il suo lavoro di regista. In quasi tutti i venti film che realizzò fra il 1946 e il 1965, troviamo gusto dissacratorio, ironia e forte attacco ai valori dominanti della società borghese.

Oceani senza approdi – Bill Viola

Bill Viola. Tra i più grandi della video arte, è l’anti-frenesia, anti-isterismo, anti-frammentarietà postmoderni. È la rarefazione dell’attimo. È la materializzazione delle forze arcane della natura, dell’evoluzione di un’emozione, delle sensazioni che attecchiscono il corpo, del corpo nell’ambiente etc. Mistico e spirituale in un’epoca di ateismo e superficie.

L’ingegneria dell’immagine - Zbig Rybdzinski

Sperimentazione, si chiama. È l'anima dell'arte. Zbig Rybdzinski, fuori da ogni dubbio è uno dei più grandi sperimentarori nell’uso del linguaggio audiovisivo. D’altronde è necessario in ogni campo l’utilizzo di strumentazioni sempre più moderne, ma la perizia di questo regista consiste nell’uso avanguardistico dello sviluppo tecnologico.

DEKALOG – 10 film di Krzysztof Kieslowski

Non era mai successo che un film in 10 episodi della durata media di 55 minuti, frutto della collaborazione tra uno scrittore e un regista, prodotto per la TV e realizzato nel giro di 2 anni, suscitasse tanta ammirazione, studio, riflessione tra gli spettatori e gli studiosi di mezza Europa. Il Decalogo di Krzysztof Kieslowski si compone di dieci film, dieci comandamenti, ambientati tutti alla periferia di Varsavia.

Into the wild - Sean Penn

A volte la vita è come chiedere al vento di rallentare. Per Christopher McCandless (Emile Hirsch) è stata la stessa cosa, ma lui era il vento. Into the wild, sesta regia di Sean Penn (Lupo solitario, La promessa), racconta la rivoluzione spirituale di un ragazzo stanco già a ventidue anni di essere preso in giro dalla società e di dover nascondere nelle sue letture i sogni e gli ideali maturati. Eddie Vedder durante la realizzazione della colonna sonora ha capito bene il pensiero di questo giovane rivoluzionario. Addirittura lo canta quasi si sentisse parte di quella natura selvaggia e incontaminata che l’ha accolto nel fatidico viaggio.
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