Non si può stare lontani dalle proprie passioni! The Irish Man è la tangibile manifestazione di questa verità, a cui Martin Scorsese da forma e anima… Prima di parlare del film, del soggetto e del progetto narrativo che esplorano quasi quaranta anni di storia americana, voglio stabilire una confidenziale indiscrezione tra chi scrive e chiunque leggerà queste righe: i registi, specialmente un ristretto numero di essi, amano raccontare certe storie per l’estetica verità di conoscere se stessi, prima ancora dei reali profili dei loro personaggi!
Eliogabalo, col sostegno della madre, Giulia Soemia, e della nonna materna, Giulia Mesa, venne acclamato imperatore dalle truppe orientali, in opposizione all'imperatore Macrino, all'età di quattordici anni. Il regno di Eliogabalo fu fortemente segnato dal suo tentativo di importare il culto solare di Emesa a Roma e dall'opposizione che ebbe questa politica religiosa. Il giovane […]
Recensione a cura di Marcello Carlino "Opere a più arcate di senso, nelle quali figure ed episodi s’aprono nel tempo a diverse letture, le fiabe di Andersen sono come ponti: La sirenetta in particolare, la cui storia sta sui confini tra amore e sacrificio, tra sentimento che incanta e sublimazione del desiderio, tra acqua e […]
Quando la tua mente diventa il palcoscenico ideale per il teatro dell’assurdo. Fissazione, assillo, tormento, angoscia, ansia, incubo, mania, paranoia, psicosi, ossessione, ossessione. Quindici racconti.
Oggi Faust può essere il ricercatore universitario, colui che contro l’affiliazione alle sette, alle chiese, ai partiti continua a tentare una libera ricerca, per lui il Mefistofele ha il volto kafkiano dell’impiegato ministeriale che gli sottopone un contratto da fame (quando e se glielo sottopone) e da precario, tanto il Faust odierno, il ricercatore, sa già di essersi dannato l’anima da solo.
Pretenziosa la scelta del personaggio per il primo poema di Edgar Allan Poe. Appena diciottenne, lo scrittore bostoniano decise di vestire i panni del conquistatore mongolo Tamerlano, per di più sul letto di morte, e di raccontare una storia d'amore che sa di sconfitta - forse l'unica della sua vita - per il grande sovrano asiatico.
Punk newyorkese, cioè euforia rock’n’roll nella sua versione più monolitica ed avvinazzata, unita all’esplicita consapevolezza del proprio destino di perdenti: L.A.M.F. riesce a condensare tutta la magica energia dei suoi autori e diventa un classico dei classici della musica che più ci piace.
È il poeta Gringoire il primo a cantare, annunciandoci che stiamo per vivere Il tempo delle cattedrali, quello in cui l’uomo elevò “le sue torri con le sue mani popolari” e cantò l’amore e gli ideali. È il tempo in cui “la scrittura è architettura”. E sullo sfondo, ovviamente, c’è Notre-Dame, la cattedrale per eccellenza
Metallica (1991), il quinto lavoro in studio della band omonima (informalmente conosciuto come The Black Album per la copertina) è, nel bene o nel male, il disco (c’è chi lo definisce “metal”, chi “hard rock”) più venduto delle ultime tre decadi.
Primo album da solista per l’ex chitarrista di Marilyn Manson, Vertigo ci presenta 13 tracce strumentali, alternando i generi che hanno maggiormente influenzato la carriera di John 5.
In questa unica traccia, di 55:22 minuti, ci schiantiamo contro un muro di suoni che risvegliano i nostri demoni più reconditi. Veniamo catapultati in un incubo, scandito da una batteria lenta ed inesorabile, in cui un riff infinito di basso e chitarra si insinua dentro di noi senza chiedere il permesso
“Da un punto di vista superiore, la storia del genere umano può ben apparire come nient’altro che un lungo ballo mascherato”, scriveva Jean Paul nelle ultime pagine del Flegeljahre. E indubbiamente il Carnaval op. 9 di Schumann incarna alla perfezione questo passo