Holy EYE

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MAGAZINE DI ARTE E SCIENZA

Profondo rock
Intervista a Gabrielle Lucantonio

Intervista alla scrittrice di origine aquilana Gabrielle Lucantonio che ha realizzato un libro davvero interessante su Claudio Simonetti dei Goblin. Con lei si è parlato di cinema, colonne sonore, editoria e ovviamente dell’Abruzzo. Il suo è stato un percorso molto particolare e ha voluto raccontarcelo con il suo stile inconfondibile, delicato e ricco di aneddoti.

Il western italiano riparte dal Gran Sasso
Intervista a Stefano Jacurti

In una strada romana stranamente deserta, avvolti dal calore di un meriggio assolato, ci rendiamo conto che la giornata è davvero 'western', mancano solo le pagliuzze rotolanti. Stiamo aspettando Stefano Jacurti, mitico regista indipendente (assieme a Emiliano Ferrera) di Inferno Bianco, recente film western/horror girato - con pochissimi soldi e una sola telecamera - sulle nevi del Gran Sasso.

Le controculture e la fotografia
Intervista a Claudia Pajewski

Siamo noi stessi riproducibili, dovremmo cercare di far pace con questo concetto. Un giorno una mia amica mi ha fatto notare che gli scolapasta prodotti dalle industrie basterebbero fino al prossimo millennio, ma continuano a produrne di nuovi ogni giorno; tanta gente non ha neanche l’acqua, figuriamoci la pasta…

Quando la musica è aggregazione
Intervista a Sandy Muller

Mi ritrovo a Giulianova, nel locale Piazza Dante. Suona Sandy Muller, dunque compro il biglietto, anzi due. Il giorno del concerto il locale è gremito di persone che, come me, hanno il palato fino. Io, cresciuto a pane, Pink Floyd e Doors, ora mi inchino dinanzi a un qualcosa di totalmente differente, ma incredibilmente avvolgente.

Le anime dimenticate
Intervista a Sabino, l'artista di strada

78 anni. Sabino, l’artista. Whiskey sotto l’ascella, carboncino in mano e la mitica frase “carta pane!” Ed ecco che il cameriere porta la “tela” un po’ unta sui lati e lui prepara il soggetto sulla sedia, lo scannerizza con occhi di falco e, in un italiano da un dente solo, dice “Fermo. Sei mio!” Lo trovi al “Posto 9”, uno chalet-ristorante di Martinsicuro che frequenta come fosse casa sua.

Il solco della lussuria
Intervista ai Lustagroove

Cercando un concetto che ci accomunasse scegliemmo “Lussuria”, che incorporava lo spirito della nostra musica e dei testi e “Groove”, letteralmente significa solco: quello che speravamo di lasciare. La produzione indie ti permette di avere voce senza subire i filtri delle case discografiche che impongono standard limitanti e prodotti inscatolati nella moda del momento. Speriamo che l’indie non diventi presto una tendenza del momento.

Da Russ Meyer ai discopub
Intervista alle Pussycats

Come avete cominciato? In un circolo privato, “La tana delle tigri”. Una nostra amica metteva i dischi glam-hard rock anni ’80 e noi ci siamo ritrovate lì a ballare. Il proprietario del locale e i collaboratori ci hanno notato e ci hanno visto come possibile gruppo ed è nato il progetto di dj set e animazione “Lia & The Pussycats”. In seguito abbiamo continuato solo con l’animazione. Ora siamo in tre: Ty, Faith e Jenny.

Cronache del re rosso
Intervista a Giorgia Tribuiani

Hai parlato di simboli: sono sempre costanti nei tuoi racconti, nulla è mai lasciato al caso. Ti succede la stessa cosa nella realtà? La realtà è molto più complicata e sfuggente e lottare contro il caso sarebbe una causa persa. I simboli delle mie storie, perciò, servono proprio a questo, a cercare di fare un po’ di ordine tra i pensieri: non possiamo descrivere la realtà poiché essa è inconoscibile, ma possiamo tentare almeno di rappresentarla sotto altre forme, magari un po’ più semplice. D’altra parte ognuno di noi tende a semplificare la realtà attraverso i simboli: la notte, ad esempio, attraverso i sogni…

Esserci o non essere: questo il dilemma...
Intervista a Mauro John Capece

In principio eri uno scrittore. Perché hai deciso di passare alla regia? Il passaggio dalla scrittura alla regia cinematografica è stato un’evoluzione molto naturale. Ero amante della scrittura e ho iniziato a scattare fotografie a sette anni. Quando facevo le foto provavo un brivido… sentivo il gusto di stare dietro, di osservare, di catturare le emozioni, di immortalare. Quando ho iniziato a narrare le mie storie usando le immagini in movimento, mi sono sentito subito a mio agio. Dirigere un film non è come scrivere un libro. Il cinema ha regole più rigide e meccanismi completamente diversi (anche, ahimé, produttivi). In compenso, sia che si stia scrivendo un libro, sia che si stia girando un film, si tratta pur sempre di narrare una storia e di farlo usando una visione personale.
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